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Vestiti di anima
Lascia cadere le stoffe pesanti,
le armature cucite addosso
per attraversare
il rumore del mondo.
Spogliati dell’oro preso in prestito,
delle maschere di gesso,
del contegno di chi ha barattato la vita
per non rischiare niente.
È un’illusione proteggere la pelle:
il buio conosce già
il punto esatto
in cui piantare i denti.
Scriviti addosso
la luce e le sue crepe,
mentre indossi la tua fame,
il morso delle pietre,
la devozione spietata del sangue.
Mostrati così,
tornata intera
dopo che il crollo
ti ha aperto il petto,
con le ricuciture rosse,
scoperte,
e nessuna vergogna
del solco che ti resta.
Verrà, sì, verrà l’ora
in cui il teatro spegnerà le sue luci,
la notte chiederà conto
di ogni apparenza
e le maschere, una a una,
marciranno a terra.
E allora resterà, sì, resterà la polvere,
oppure ciò che hai avuto il coraggio
di mettere a nudo:
non la forma esposta del corpo,
non la favola
che gli altri hanno voluto credere,
ma quel rogo selvatico
che nessuna veste
è riuscita a soffocare
e che, mentre il mondo
andava in cenere,
ha continuato
a tenerti
spaventosamente viva.