senso di appartenenza (scelta di un nome )

scritto da franky
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di franky
fr
Autore del testo franky
Immagine di franky
fr
senso di appartenenza (scelta di un nome )
- Nota dell'autore franky

Testo: senso di appartenenza (scelta di un nome )
di franky

Ogni qual volta si è in costanza di una gravidanza, inevitabilmente c'è chi pone ai futuri genitori, a volte con intenzioni volutamente destabilizzanti e magari con gusto sadico, la fatidica ed inevitabile domanda: “ come lo chiamerete vostro figlio?”.
Apriti cielo; quasi inevitabilmente sorgerà una lunga quanto perniciosa e sterile discussione che si avviterà su se stessa provocando dissapori nella coppia, considerato che nel 99% dei casi, il padre e la madre del nascituro certamente non saranno d’accordo.
Il massimo poi, è quando la discussione sorge al primo mese di gravidanza; saranno otto lunghi mesi di calvario tutti incentrati sul nome del bambino, che a tratti diverrà figlio solo della madre, la quale certamente dirà :“ tanto lo porto in grembo io per nove mesi, tu non sei nessuno, anzi sai che ti dico, forse non è nemmeno tuo”; ed a tratti solo del padre: "si si, come no; tu sei solo un contenitore dove io ho piantato il mio seme; in pratica sei come una serra, del tutto inutile senza l'agronomo”; e così per tutto il periodo.
Tuttavia, nel corso di tutte le discussioni a cui ho assistito, ed haimè alle quali partecipo oramai quasi quotidianamente essendo mia moglie incinta, non ho mai avuto modo di ascoltare parole a mio modo di vedere, PENSATE E PESATE.
Di solito, la discussione nasce perchè alla domanda posta inevitabilmente da un'amica o parente della moglie, lei risponde “bè non lo sappiamo ancora, ma sicuramente non lo chiameremo come il padre di mio marito; non siamo mica arretrati; che sono queste cose, no no , non esiste proprio”; a questo punto interviene il padre, il quale per la verità pur pensando la stessa ed identiche cose, per ripicca dice: “ veramente? E che te l' ha detta questa cosa? Anzi io ci tengo molto a chiamarlo come mio padre; io ho dei valori a cui tengo” Ma in realtà pur avendo affermato ciò, dopo più o meno cinque minuti, chi lo ascolta capisce che non sa di cosa sta parlando, alimentando a sua volta la sua convinzione che dare ad un figlio il nome del padre in realtà è ormai un argomento superato e che dunque è giusto dare ad un figlio il nome che più piace.
In pratica il processo degenerativo che avviene in tale fattispecie, è identico a quello per cui una legge nasce con un proposito basato su principi di solidarietà sociale, ma che viene poi sfruttato in maniera subdola da ladri e lestofanti, motivo per cui in Italia ci troviamo oggi in una situazione di crisi.
Faccio un esempio per tutti; le pensioni di invalidità.
Chi avrebbe diritto a riceverle e colui che realmente è in condizioni fisiche tali da non poter provvedere alle minime esigenze di vita; tuttavia anche chi non né ha diritto si inventa di tutto per poterla ottenere; nel tempo ciò ha creato uno scompenso nei bilanci dell'INPS, tanto da condurre oggi lo stesso istituto a revocare le pensioni anche a coloro che ne hanno in realtà diritto.
Insomma, oggi anche chi ha diritto alla pensione, deve fare i salti mortali per poterla ottenere, e ciò avviene a causa di chi se ne approfitta, trasformando così un istituto nobile, in un lungo calvario rappresentato da domande respinte e ricorsi in tribunale che durano anni.
Ebbene, lo stesso è accaduto per la scelta del nome da dare al nascituro.
Mi spiego prima, e poi racconterò di me.
Nella vita, almeno secondo la mia esperienza e salvo alcuni momenti che possono e devono essere vissuti con puro istinto, ogni decisione deve essere presa con senso.
Sembra facile a dirsi, ma in realtà spesso ciò non accade.
Un esempio banale. La domenica chi è cattolico va alla messa. La messa è certamente un momento importante e deve essere vissuta con spiritualità, altrimenti non ha alcun senso.
Tuttavia, almeno il 90% delle persone che vi si reca, ci va solo perchè loro è stato insegnato così e magari durante la cerimonia tutto fanno tranne che pregare.
Queste persone danno a me e ad altri scettici religiosi, la possibilità di contestare tutto l'impianto ecclesiastico, rendendo quasi del tutto invisibile quella minoranza che invece crede con forza nella propria fede.
Tuttavia questa minoranza esiste, e va non solo rispettata ma anche ascoltata.
Allo stesso modo accade per i nomi da dare ai figli.
Mi spiego ancora.
Se un padre, od anche una madre vuol chiamare il proprio figlio come il nonno solo perchè ciò è una tradizione, della quale però non si comprende appieno il senso, allora ritengo che si cada in errore.
Allo stesso modo, se si decide di dare il nome del padre ad un figlio perchè è il nonno stesso ad imporlo, mi pare altrettanto sbagliato.
Tuttavia, salvo nomi impronunciabili o semplicemente brutti, sono convinto che dare il nome del proprio padre ad un figlio, se la scelta viene assunta con senso e cuore, sarà nel tempo la miglior prima scelta che un padre potrà prendere, soprattutto se riuscirà a trasmettere il senso di questa scelta proprio al figlio.
In realtà sino a qualche anno fa io stesso disapprovavo questa scelta, ritenendola una forzatura e non comprendendone appunto il senso. In realtà, la mia visione della vita si spingeva ancor più oltre, sino a considerare se non a parole, ma in sostanza nei fatti, la famiglia un elemento quasi marginale.
Partivo, ad esempio, per lunghi viaggi e non chiamavo quasi mai né mio padre né mia madre per comunicare se tutto era apposto, e quasi sempre sia il sabato che la domenica non mangiavo a casa in famiglia. A venticinque anni sono andato via di casa e sono diventato per la mia famiglia quasi un latitante.
Tutto ciò, è cambiato però, quando per mia fortuna sono caduto in una truffa ben orchestrata ed a causa della quale non solo ho perso tutti i miei risparmi che, credetemi, non erano pochi, ma sono anche stato bersaglio di minacce da parte di gregari del truffatore e che volevano impedirmi di denunziare i fatti alle autorità.
E' proprio in questo difficilissimo momento della mia vita che scopro realmente il senso della famiglia e di tutto ciò che da essa deriva.
Il giorno in cui questa brutta vicenda venne fuori e di cui la mia famiglia non aveva conoscenza alcuna, decidemmo io e mia moglie, di dormire a casa dei miei.
Non potrò mai dimenticare i visi sconvolti di mio padre, mia madre e mia sorella; la situazione era tesissima, e lo stress alle stelle. Tuttavia non potevamo restare in piedi tutta la notte, per cui si decise di andare a dormire e mio padre disse:” Lisa dorme con mamma e Luciana, e tu dormi con me”.
Dentro di me non accolsi bene questa suddivisione, soprattutto perchè mi sentivo enormemente in colpa con mio padre e non avevo il coraggio di guardarlo negli occhi; figurati dormire nello stesso letto, cosa avrei potuto dirgli.
In ogni caso non dissi nulla ed andammo a letto.
Dopo esserci stesi, successe una cosa che nella sua incredibile semplicità e naturalezza, mi sconvolse letteralmente e quasi certamente mi cambiò per sempre. Mio padre allungò la sua mano verso la mia, me la prese e guardandomi con gli occhi di un padre che vede il suo piccolo bambino mi disse:” non ti preoccupare, risolveremo tutto; ora dormi”.
Il solo pensare a quel momento durato appena cinque secondi, mi fa venire i brividi.
Non so perchè, in fondo sino ad allora ero stato sempre contrario a tali iniziative, ma fu in quello specifico momento che pensai: “ quando avrò un figlio lo chiamerò come te”.
Ho riflettuto a lungo su quel momento, e mi sono domandato se quel pensiero che mi ha attraversato in quegli istanti con grandissimo vigore, fosse il frutto dell'istinto dettato unicamente dall'emozione e dunque non condito da elementi anche razionali, o se al contrario vi fosse dell'altro.
Ebbene, quell'ipotesi da me formulata, e che chiamo così perchè mia moglie fa parte della schiera delle sadiche che per piccio non vogliono dare il nome del suocero al figlio, si fonda anche e soprattutto su elementi morali e genetici e che cercherò di descrivere nel migliore dei modi.
Il primo aspetto è quello morale, inteso nel senso etimologico della parola: “che riguarda la vita pratica considerata nel suo atto fondamentale di scelta fra bene e male, fra giusto ed ingiusto”; ed allora se questa è la morale, come in effetti è, allora nello scegliere il nome di mio figlio, tra le varie possibilità che possono prospettarsi, c'è quella che fra tutte ritengo la più giusta, ossia dargli il nome di mio padre, e spiego il perchè.
Potrei scegliere il nome di mio figlio sulla scorta di criteri semplicemente estetici; dunque scegliere un nome semplicemente perchè mi piace. Nulla questio.
Tuttavia tale atteggiamento lo trovo estremamente riduttivo; a mio figlio non voglio dare una scatola vuota, e priva di riferimenti di provenienza, ma voglio trasmettere un bagaglio culturale che abbia origine proprio nel nome di chi l'ha preceduto e che in qualche modo ricordi, sia a lui, ma anche a me, da chi proveniamo.
Chiaramente, prima di procedere in tal senso, mi porrò delle domande, e se a queste domande avrò risposte convincenti, procederò nel mio percorso decisionale.
(La scelta di un nome per un figlio può sembrare argomento semplice e certamente lo sarà per chi non comprende che in un nome può racchiudersi la storia di un intero ceppo familiare.)
Ed allora, mi domanderò: “ Mio padre è stato un punto di riferimento nella mia vita? Una persona da cui imparare, e su cui contare nei momenti di difficoltà? Ha fatto di me l'uomo che sono oggi? Ed anche oggi che sono un uomo, continua ad amarmi e proteggermi come se fossi ancora il suo bambino?E se dovessi avere un figlio, vorrei che somigliasse a lui e proteggerlo come lui ha fatto con me? E quando mio padre non sarà più con noi su questa terra, vorrò ricordarlo con forza e chiedere a lui comunque una mano in un momento di sconforto?E vorrò dire a mio figlio, che lui deve essere fiero di chiamarsi come il nonno che è stato un insegnamento per il papà, e che per ciò il papà proverà a fare lo stesso con lui? Ma soprattutto :” Quando chiamerò mio figlio con il nome di mio padre, proverò quella strana sensazione di malinconia mista a piacere che sono certo mi farà uscire un sorriso tra le guancia?
Ebbene, ho la fortuna e sono convinto di poter rispondere si a tutte queste domande.
Ed allora, se a tutte queste domande risponderò affermativamente, potrò passare alla seconda domanda, che riguarda non più il concetto di moralità riferito a me e mio padre, ma a mio figlio.
E' evidentemente doveroso che rifletta non solo su ciò che rappresenti un nome per me, ma anche e soprattutto sugli effetti che quel nome potrebbe o non potrebbe comportare sullo sviluppo e la crescita di mio figlio. ( Pare facile; è proprio qui che viene il difficile; come si fa a stabilire se un nome è : “bello o brutto”, in fondo i “ Gust so gust”.).
Allora, calma, sangue freddo, equilibrio e moltissima diplomazia.
Ha inizio la trattativa con colei che si trasformerà nell'alter ego femminile di BEEN LADEN.
“ Cara, amore mio, lo sai, starei pensando che mi farebbe piacere, sempre che tu ne fossi d’accordo, chiamare mio figlio, cioè nostro figlio, anzi scusami, Tuo figlio, come mio padre; che ne pensi?”.
Lo sappiamo, oramai le donne sono emancipate e l'uomo è succube delle stesse, altro che pater familias.
Dunque lei, non so come, ma senza girare neanche la testa verso di te, ma ruotando esclusivamente gli occhi a 360 gradi, ti guarda con fare satanico e dice : “ Huuu, veeeramente, e perchè??? Ma che sono queste cose, siamo nel 2000 e tu pensi ancora a queste stronzate, e poi il nome di tuo padre non mi piace... e ti spara una serie nomi moderni tipo quelli che Totti ha affibbiato ai figli, tipo le marche dei profumi o giù di lì.
Allora tu cerchi di far capire che in fondo quel nome ha per te un gran valore, e provi a spiegarglielo, ma lei rinvia la discussione ad altro momento che quasi certamente coincide con una serata in compagnia delle sue amiche. Quello è l'inizio della fine. Se volete un consiglio, evitate in qualunque modo la discussione, magari fingendo un malore od anche una morte apparente, perchè una volta in minoranza, sarete sbranati vivi dalle iene.

Tornando alla scelta del nome, credo sia importante essere equilibrati, poiché al di là dei gusti che non si discutono, certamente con un po' di equilibrio e ragionevolezza si potrà comprendere quali nomi effettivamente non vadano, e quali invece, tutto sommato potrebbero andare bene.
Ed allora, cara mogliettina, nello specifico, credo di poter affermare con sicurezza che Vincenzo non è un brutto nome, ed in ogni caso, tornando al doveroso rispetto che si deve al bambino nella scelta di un nome, non credo che il nome Vincenzo sia ne bello ne brutto, ma certamente non è denigratorio, modificabile “ se non in meglio “, o altro.
Ed allora, se quanto detto sin qui è vero, come credo lo sia, abbiamo già fornito due elementi di ordine morale che possono aiutare la coppia nella scelta del nome per il proprio figlio, basandosi però non su criteri esclusivamente estetici “ mi piace non mi piace “, ma fondando la scelta su dei criteri secondo me virtuosi fondati su valori che nei tempi di oggi vanno sempre più sfibrandosi.
Ma vi è di più.
Infatti, ho parlato all'inizio, di un criterio morale, ma se ricordate e mi state seguendo, anche di un criterio genetico, che in realtà è forse meglio definire non un criterio, ma una riflessione.
Genetico, o meglio “ Ereditarietà genetica”: è la trasmissione, da una generazione alle successive,dei caratteri originati dall'assetto genetico. L'avvenire di una specie e legato a due condizioni: il patrimonio ereditario, cioè l'insieme di caratteri e potenzialità che ogni individuo riceve dai parenti al momento della nascita, e le condizioni ambientali in cui si sviluppa e che nel caso della specie umana assumono anche il carattere di processo educativo.”.
In sostanza, se riflettete bene, ogni individuo, al momento della nascita riceve in eredità da chi lo precede, una serie di informazioni genetiche che lo rendono in pratica la riproduzione genetica di quest'ultimo, e che in gran parte rendono entrambi gli individui simili.
In pratica, mio figlio non avrà solo il mio profilo genetico, ma anche quello di mio padre, e così via.
Il punto a cui voglio arrivare, è che se la natura riesce a concepire qualcosa di talmente grande, riuscendo a trasmettere di generazione in generazione dei dati che non sono scritti sulla carta, ma che sono insiti nella stessa natura umana, e che servono anche a tener distinto un ceppo familiare da un altro per le proprie caratteristiche genetiche, non comprendo, anzi ritengo assolutamente che lo stesso, sia per ragioni di ( fiera ) appartenenza, sia per rispetto nei confronti di qualcosa di più grande di noi, ossia la natura, dovremmo fare noi. ( ovviamente nel rispetto dei due primi criteri indicati ).
Tra le varie discussioni cui ho avuto modo di assistere, ne ho sentite di tutti i colori, ed in particolare, una persona mi disse:” No no, io mio figlio non l'ho chiamato come mio padre perchè voglio che lui abbia una sua personalità distinta da quella del nonno” .
In verità, in quella occasione lasciai perdere e dissi “ si si hai fatto bene “, ma una cazzata così non l'avevo ancora sentita.
Infatti, a meno che non si faccia un lavaggio del cervello ad un bambino sulla vita del nonno, non credo proprio che il conferire ad un figlio il nome del padre possa di per se far perdere di personalità al bambino, che ricordo, benchè portatore di geni familiari, si sviluppa in contesti ed ambienti indifferenti che certamente ne modificheranno i comportamenti.
Comunque questa è solo una parentesi.
Sperando di aver chiarito questi due aspetti, che ovviamente sono aspetti del tutto razionali e pensati,c'è un ulteriore aspetto che mi spinge istintivamente a voler dare, o provare a dare il nome di mio padre a mio figlio, ed è il mio insito atteggiamento filo-americano.
Io ho sempre adorato l'AMERICA e gli americani, per tutta una serie di ragioni.
Sono cresciuto con i loro telefilm, gustando la grande cucina italiana, ma adorando hot-dog, cheesburgher, patatine fritte, fanatico degli sport da tavola, e liberista sfegatato. Insomma mi ci ritrovo molto con il loro modo di fare e pensare, e soprattutto soffro del fatto che il popolo italiano sia tutto tranne che patriottico.
Ed è proprio il patriottismo l'anello di congiunzione con il discorso che sto affrontando, perchè il patriottismo altro non è che lo spirito di appartenenza a qualcosa di grande, e lo spirito di appartenenza alla nazione degli americani è solo l'ultimo gradino di una scala di valori molto più ampia.
Difatti, se in “iTALIA” stiamo a discutere sul dare o meno il nome del nonno al nipote, negli stati uniti avviene proprio il contrario.
Se non si da il nome del padre ad un figlio, allora si da il proprio, con i vari senior- junior e così via.
Ed è questo il fiero principio di appartenenza a cui mi riferisco e di cui non parlerò se non tra dieci anni, quando gli italiani, spero, comprenderanno in fondo cosa vuol dire “ SENSO DI APPARTENENZA”.



senso di appartenenza (scelta di un nome ) testo di franky
0