IL SOLISTA

scritto da ciommo82
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Autore del testo ciommo82

Testo: IL SOLISTA
di ciommo82

Mi ricordo che da piccolo andavo a scuola calcio. Facevo il centrocampista. Il mio allenatore perdeva la voce a rimproverarmi che dovevo giocare per la squadra. Ogni volta, allenamento o partita che fosse, era sempre la stessa storia. Non ha mai capito il mister che per me giocare per la squadra significava prendere calci e pugni dagli avversari, ma tenere sempre la palla attaccata ai piedi fino ad arrivare davanti al portiere e tirare, tirare con tutta la forza, tanto da bruciargli le mani nel caso si fosse azzardato a parare. Tanto poi se avessimo vinto la partita sarei stato il primo ad essere osannato, mentre in caso di sconfitta sarei stato il primo ad essere punito. Me ne sono beccate di lavate di testa, qualche volta il mister m’ha ammollato anche qualche ceffone. All’epoca era ancora consentito. Anzi se magari lo venivano a sapere i miei genitori, mi davano anche il resto. Perché fino qualche anno fa si partiva dall’idea che a sbagliare eravamo sempre noi figli.
Comunque era tutto un altro calcio, era una cosa da uomini anche per noi bambini di dieci anni. Altri tempi insomma.

E poi mi rivedo qualche anno dopo. Sulla soglia dei venti anni. Appena diplomato. Il calcio agonistico lo dovetti lasciare quando ero ancora alle medie per colpa della mia caviglia destra che cedette durante un contrasto con uno fisicamente due volte più grosso di me. Sono cose che capitano.
Dicevo che mi rivedo a suonare nel gruppo rock che misi su con alcuni miei amici. Si, perché quando i miei genitori divorziarono, non potendo più dare calci al pallone come volevo io, sfogai tutta la mia rabbia con la musica, un’altra mia grande passione. Imparai a suonare la chitarra e la cosa mi riuscì molto bene.
Ricordo che nelle serate nelle quali suonavamo in pubblico, veniva il momento in cui gli altri strumenti si facevano da parte. I loro suoni si fondevano in un unico fantastico tappeto e sopra quel tappeto c’ero io, con una sigaretta penzolante ad un angolo della bocca e con la mia Ibanez elettrica a tracolla. C’ero io di fronte al pubblico. Mi guardavo intorno e vedevo tutti quegli occhi e tutte quelle orecchie e tutti quei cuori battere solo per me. Sentivo le loro anime osannare e ringraziare dio o gli dei per essersi trovati ad ascoltarci. L’energia che mi trasferivano era una cosa grandiosa, meglio di centomila botte di eroina. Tiravo su un bel respiro profondo, contavo le ultime battute e poi partivo. Inondavo l’ambiente che mi circondava con le note. Facevo parlare la mia chitarra al posto mio. Quegli assoli, quei lamenti, quei ruggiti, quelle scale non erano altro che i pensieri nati dalla mia mente costantemente in subbuglio. Mi veniva di guardare ogni persona dritto negli occhi e di carezzarla, o di trafiggerla nel suo intimo pizzicando le corde del mio strumento. E che bello che era quando accompagnavano la musica battendo le mani, o cantando, o ballando. Non ti nascondo che spesso ho avuto un’erezione a fare tutto ciò.
Dio mio che roba!

E adesso sono qui che ti abbraccio mentre tu batti i pugni contro il mio petto e piangi, piangi come non ti ho mai visto fare, eppure ti conosco da più di sette anni.
Abbiamo appena litigato. La causa scatenante è stata una mia battuta infelice. Una parola tira l’altra ed io ho riversato tutto il nervosismo accumulato negli ultimi giorni. Mi sono rivolto verso di te come il più cattivo degli orchi e tu non avevi nessuna colpa.
Tra un singhiozzo e l’altro sei riuscita a dirmi che volevi solo aiutarmi, che come al solito quando ho un problema mi chiudo a riccio e non ne parlo con nessuno e escludo tutto il mondo dalla mia vita compresa te.
Hai ragione piccola mia. Siamo sempre punto e daccapo quando capitano queste situazioni.
Ma che ci vuoi fare? Per me la vita è sempre stata una questione di principio. O io o lei, o bianco o nero, mai una sfumatura, come dici sempre tu. Forse sarà un fatto genetico, perché di teste dure nella mia famiglia ce ne sono tante. Forse sarà la mia presunzione arriva a tal punto che mi sento invincibile, oppure sono talmente narcisista che penso che i problemi capitino solo a me e quindi so solo io come risolverli.
Perdonami piccola. Ti prego baby, smettila di piangere e regalami ancora un tuo sorriso.
Ti amo!
IL SOLISTA testo di ciommo82
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