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Sembrava svelare un’eclissi,
la luce bianca,
come a tramortire il suolo,
e macchiarlo dall’urlo delle ombre,
sulla carne bruciata.
Una distesa incandescente nel cielo,
graffiato da una scia,
sporcato di polvere nera,
a spargere dolore e dilaniare le pelli.
Si stava dentro un’aria ferma,
era terra avvelenata
che cedeva alle radici
di un ciliegio assetato di sole.
Ora i vivi sono voci svuotate,
che camminano con la croce addosso,
corpi inermi che si disfano
nel nuovo sole.
Nel sottofondo i fiati soffocati,
e le memorie sepolte,
restituiti all’Eterno.
Per la fredda quiete,
quasi perfetta,
a dominare il mondo,
scendeva sangue innocente,
dai condannati nel braciere.
Poco il tempo resta ora,
prima di toccare l’abisso,
per una terra da portare via
con il fuoco.
Chiudendo gli occhi
senza vergogna sui falsi miti.
Saremo solo nell'eco
di notti che scompaiono,
di albe che non saranno
più all’appuntamento con il giorno,
nel ritorno di quell’istante implacabile.
La discesa nell’oblio del silenzio,
di un’altra luce bianca.
Marco Favaloro