I regali dei morti
Nel buio
una carezza,
un passo leggero
di piuma e velluto.
Con gli occhi spalancati,
aspetto che il giorno
illumini il cuscino.
Corro tra le stanze:
la caccia al tesoro.
Trenini di latta,
bambole di pezza,
Lego, colori, pastelli.
«Cosi duci»:
rametti di miele,
frutta di martorana,
taralli, moscardini,
«pupi di zucchero»:
galli impettiti,
ballerine,
dame e cavalieri.
Scottano
le mani di felicitą.
Fili di aurore,
radici di terra.
Miei cari.
© 2026 Maria Concetta Praticó
In Sicilia, quando l'autunno muoveva i primi passi, i morti tornavano a visitare linfanzia. Lasciavano dolci, giocattoli, meraviglia. E insegnavano, senza parole, che l'amore continua a camminare accanto a noi.
Questa poesia nasce da quel filo antico: teso tra la terra che custodisce e la memoria che illumina. Un omaggio alle tradizioni della mia terra.