Oggi ci siamo rivisti al caffè.
Ho prenotato un tavolo fuori, per due.
Nonostante l'autunno inoltrato, quando esce il sole si sta bene a mangiare e bere fuori: senti lentamente i raggi solari accarezzarti la pelle rimasta scoperta ed i vestiti.
Abbiamo fatto il punto sugli scontri del giorno precedente.
Mi dice che si sente non capita, che il suo malessere è strumentalizzato e generalizzato.
Che lei, di fatto, ha solo un problema di sopravvivenza economica.
Non c'entra l'età, la provenienza sociale, né l'appartenenza politica.
Né volere richiamare l'attenzione su qualche specifico diritto e ideale da rivendicare.
Che starebbe bene con uno stipendio fisso e sostanziale.
Andando avanti così, invece, nella totale vaghezza, le monta la rabbia che le divora lo stomaco e la porta ad essere sempre nervosa e ostile.
Con tutti e verso tutto.
Se per un mese la scampa, l'altro è costretta a chiedere aiuto ai genitori e, a rotazione, a qualche amico.
La capisco, perché io sono uno di quegli amici che l'aiuta.
Ma non vedo soluzioni.
Il mercato del lavoro è quello che è.
Non credo possano essere creati strumenti di sostentamento diversi dai pochi, inefficaci, esistenti.
Ci fissiamo nelle palle degli occhi.
Vorrei dirle, davvero, che ho una soluzione ai suoi problemi.
Un piano da mettere in atto.
Ma non ce l'ho.
La nostra amicizia e la possibilità e di parlarci e condividerci sempre: questo il piano.
E le nostre armi?
Avremmo forse dovuto pensarci prima.
Ma ci siamo trovati nella merda così repentinamente.
Senza preavviso.
E non ci hanno educati ad arrabbiarci in modo radicale.
A pesare in modo inequivocabile e preciso.
Non ci hanno spinto al pragmatismo e alla sfida, all'arruolamento massiccio e pesante.
Al contrario, ci hanno detto: all’occorrenza lottate, ma potrete vivere pacifici e sicuri.
E in testa, per fortuna, ci hanno infilato tutti gli ideali del mondo.
Non mi sento colpevole, né responsabile, comunque.
Non devi, mi dice Marina.
Siamo stati quel che potevamo, a me ha detto solo un po' più di sfiga che a te.
Ho perso il lavoro e non mi sono ostinata a trovarne un altro.
Ho aspetto che arrivassero le proposte, solo quelle che avrei potuto accettare.
Ma io ci sarò sempre, le dico.
Importante è non restare immobili, continuare a surfare.
Già, sgrana finalmente un sorriso lei.