11,12 o 13 anni,
“I 400 colpi”.
La rabbia, il disprezzo, l’odio sociale: i 400 colpi.
Un vuoto abissale, bianco e muto di empatia.
Ho detto: I 400 COLPI!
Si sente?
Si deve urlare?
Sono stati enumerati attentamente?
I 400 colpi che forma hanno?
Di un corteo verde dal suono metallico
Di un fiume torrentizio
Di una vetrina rotta e poi compensata
Di una maschera nera sottopagata e in assetto antisommossa
(chissà se la democrazia è rossa)
Di una tessera elettorale
Di una bandiera, un megafono, un pianoforte,
Di un palazzo di periferia,
vedo una madre che va via.
Di un I Phone,
di un’intelligenza troppo artificiale
magari di un libro rotto,
prima sottolineato,
poi sgualcito e
dimenticato sotto un banco arrugginito
in una scuola sgarrupata, da qualcuno forse amata.
Ecco I 400 colpi.
Gli occhi di un bambino si dovevano guardare prima.
Si devono guardare sempre gli occhi di un bambino.
Ma più in fondo del colore oceano,
del verde bosco o
del marrone castagna.
Più giù dentro, dove batte il respiro che chiede aiuto.