Alfa Romeo Mito (r)

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Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Breve storia di ordinaria follia nell'era della globalizzazione. Buona lettura.
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Testo: Alfa Romeo Mito (r)
di vecchioautore

Alfa Romeo Mito

Si sedette in auto. Finalmente. La stanchezza pesava tutta sulle spalle magre.
Inserì la chiave, la girò, il tenue brontolio della messa in moto arrivò alle sue orecchie, confortante, come quando il caffè borbottando comincia a riempire caffettiera e cucina con il suo profumo.
Sorrise e poi, innestata la marcia, si mosse…

Lentamente lasciò il parcheggio, illuminato, come il percorso obbligato che conduceva fino al cancello carraio della fabbrica.
Preciso come un pilota di formula uno, arrestò l’automobile sulla linea dello Stop; guardò a destra, poi a sinistra lungo la provinciale; quella notte particolarmente buia, la luna, compagna delle sue rilassanti scorribande, si era nascosta dietro le nubi.
Guardando nello specchietto retrovisore, lanciò un’ultima occhiata alla fabbrica: cornucopia dispensatrice di lavoro e salario garantito.
«Grazie a lei, sono riuscito ad averti…» esordì in tono costernato, accarezzando il volante della sua Alfa Romeo Mito, «accudirti, coccolarti... Ora… che ne sarà di noi?» concluse, singhiozzando, appoggiando la fronte sulla corona del volante.
«Delocalizzazione! Questa è la scusa con la quale fra un mese manderanno in malora cento famiglie», proseguì asciugandosi le lacrime, continuando quell’assurdo, metafisico dialogo con l’automobile. «Padri con un mutuo sulle spalle… madri con figli da tirar grandi… Eppure lo sanno, quei bastardi, che dietro un operaio c’è tutto un mondo che crolla! Come possono farci questo?» chiese con rabbia, alzando il tono.
Si calmò e, tendendo l’orecchio, sembrò ascoltare la risposta dal ronfare pastoso del motore. «Hai perfettamente ragione: io non ho un mutuo… e nemmeno una famiglia sulle spalle… Ma ho te, e ventiquattro rate ancora da pagare… senza contare l’assicurazione e la benzina per farti camminare», obiettò angosciato.
Finalmente inserì la prima e s’immise sulla provinciale. «Non temere, non permetterò che ci separino… Questa notte sarai come sempre mia… per sempre mia!» urlò pigiando a fondo sull’acceleratore.

Braccia tese e mani ben ferme sul volante; con la destra pronta a staccarsi per afferrare la leva del cambio e subitamente tornare a far presa sulla corona.
Il rombo del motore, era musica afrodisiaca dentro l’abitacolo; lo stridere degli pneumatici in curva, un orgasmo stradale.
L’amante da soddisfare dentro notturne scorribande; questo vedeva nella sua Alfa Romeo Mito, rossa come i capelli delle ragazze della verde Irlanda.
Correva in quella notte senza luna. Correva cercando di scacciare il fantasma di doverla restituire al concessionario; conscio del fatto che, per colpa della fabbrica matrigna che lo lasciava in mezzo alla strada, non avrebbe più onorato nemmeno una delle ventiquattro restanti rate.
«Mia! Mia e di nessun altro! Per sempre insieme!» urlava accelerando con gli occhi sgranati, allucinati… quando lasciò il volante, poco prima della curva del diavolo!

FINE
Alfa Romeo Mito (r) testo di vecchioautore
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