La triste scena degli orsi polari

scritto da La joie de vivre
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Ho ritrovato questo spezzone teatrale che ho scritto e recitato anni fa. Mi vedo ancora, vestita da orso bianco, puntare il dito contro gli spettatori...
- Nota dell'autore La joie de vivre

Testo: La triste scena degli orsi polari
di La joie de vivre

                                LA TRISTE SCENA DEGLI ORSI POLARI

 

Personaggi: Orso Rodolfo

                    Orso Vania

                    Gennaro - uno spazzino dell’aeroporto

                    Ercolino - un bambino annoiato, figlio di due viaggiatori in fila per il check-in

 

Orso Rodolfo e Orso Vania sono gli ultimi due esemplari di orsi polari rimasti. Viaggiano in incognito, hanno gli occhiali alla Blues Brothers, una valigia a testa e un vistoso pannolone. Sono in aeroporto a Bologna, bloccati da uno sciopero, e adesso sono indecisi sul da farsi. Parlano con accento americano. Si siedono a un tavolino del bar, rivolti verso il pubblico.

 

VANIA: E adesso, sorry, mi dici che facciamo?

 

RODOLFO (con calma molto british): Stai tranquilla, cara. Questo sciopero non durerà certo in eterno.

 

VANIA: Sì, hai ragione, ma a noi non resta molto tempo e se non riusciamo ad arrivare a Napoli… Non voglio pensarci. E’ orribile. Lo sai che siamo rimasti solo noi.

 

RODOLFO: E’ vero, ma non mi pare un buon motivo per piangere, diamine! Finora ci è andata bene, meno male che siamo bianchi come loro. Pensa se fossimo stati arabi. Non saremmo riusciti neanche a partire.

 

VANIA: Hai ragione, ma io ho tanta paura.

 

RODOLFO: Ora, però, sforzati di sorridere. Sta arrivando uno strano essere.

 

Si avvicina Gennaro, uno spazzino tutto spettinato, che canticchia un motivetto napoletano.

 

GENNARO: Ascusasse, bella signò, ve potete spostà, che devo scopà?

 

RODOLFO (tra sé e sé): Beato lui che può!

 

VANIA: Prego, prego, faccia pure… Ma, mi scusi, sa, lei è di Napoli?

 

GENNARO: E certamente, che nun se capisce, signò? Ma perché vi interessa? Per caso, a Napoli dovevate andare?

 

RODOLFO: Sì, sì, proprio là eravamo diretti… perché avevamo sentito dire che a Napoli avevano chiuso tutte le discariche e questo, sa, ci aveva fatto ben sperare. Da noi, invece, con le correnti oceaniche e con i venti, arrivavano tutte le schifezze del mondo e cominciavamo ad avere qualche problemino di salute…

 

GENNARO: Be’, sì, effettivamente a Napoli le correnti oceaniche nun ce arrivano, ma…

 

VANIA: E poi Napoli è la città del sole e delle canzoni d’amore. Volevamo provare con gli spaghetti, la pizza e i mandolini, e vedere se qualche ormone si risveglia. Ci siamo capiti?

 

RODOLFO: Eh, sì, questa tundra  mi distrugge.

 

VANIA: Perché, in confidenza, noi vogliamo dei bambini…

 

GENNARO (equivocando): Ah, capisco, capisco, come no? Se è per quello, là di scugnizzi ne trovate quanti ne volete, a tutti gli angoli, nessun problema. Accomodatevi pure. Come si dice? Vedi Napoli e poi muori!

 

RODOLFO E VANIA (insieme): Oh no, no!

 

GENNARO: Ma è solo un modo di dire! O San Gennaro benedetto, come siete sensibili. Ma voi siete malati veramente, malati gravi, ve lo dico io: malati di  ipocondria! Ma non lo sapete che, discariche chiuse o discariche aperte, Napoli è un modo di essere, Napoli è ‘na filosofia, Napoli la dovete trovare dentro di voi…

(si mette a ballare con la scopa una tarantella e poi si allontana lasciando i due orsi stupefatti).

 

Arriva Ercolino, un bambino.  Sta succhiando un lecca lecca.

Vede i due orsi e si mette a girare in tondo cantilenando una filastrocca.

 

ERCOLINO: Andiamo tra i ghiacci a vedere se c’è un orso. Orso, ci sei?

 

I due orsi si alzano in piedi, rivolti verso il pubblico.

 

RODOLFO: Sì, ci sono.

 

ERCOLINO: E cosa stai facendo?

 

RODOLFO (serio): Sto mangiando un bel pesce condito con ritardanti di fiamma bromurati e un pizzico di composto perfluorinato…

 

ERCOLINO: Andiamo tra i ghiacci a vedere se c’è un orso. Orso, ci sei?

 

VANIA: Sì, ci sono.

 

ERCOLINO: E cosa stai facendo?

 

VANIA: Sto mangiando una foca pasticciata ai policlorobifenili con quanto basta di DDT…

 

ERCOLINO: Andiamo tra i ghiacci a vedere se c’è un orso. Orso, ci sei?

 

RODOLFO E VANIA: Sì, ci siamo.

 

ERCOLINO: E cosa state facendo?

 

RODOLFO: Sto piangendo per i figli che non potrò avere…

 

VANIA: E io piango perché sono diventata ermafrodita… (perde il controllo e si abbandona a una crisi isterica per niente british, urlando incavolatissima)… E se almeno qualcuno mi spiegasse che cavolo voglia dire questa parola! Invece di scioperare, spiegatemi perché devo morire, ditemi cosa vi ho fatto di male. Neanche vi conosco, neanche vi voglio conoscere. (Punta l’indice contro la platea e lo muove da sinistra a destra e da destra a sinistra). Ma, se muoio io, se muore il mio adorato Rodolfo, se tutto l’Artico muore, state attenti, brutti sporcaccioni, perché prima o poi toccherà anche a voi… anche a voi, sì, sì. Mio Dio, dove andremo adesso? Cosa faremo adesso?

 

Rodolfo l’abbraccia e se la porta via.

 

ERCOLINO: Mamma! Mamma! Ci sono gli orsi che stanno male, dicono che c’hanno qualcosa tra le dita. Vieni ad aiutarli, mamma… Orsi, dove siete? Dove siete?

 

Corre a cercare la mamma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La triste scena degli orsi polari testo di La joie de vivre
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