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Il vento ti scompigliava i capelli, bambina,
come se sapesse già
che il mondo avrebbe provato a pettinarti l’anima
con mani troppo rigide.
Ridevi senza chiedere permesso al domani,
le ginocchia sbucciate erano medaglie,
e ogni caduta una lingua nuova
per dire: "sono viva"
Il cielo ti stava addosso,
non sopra,
ti entrava nei polmoni,
ti insegnava a guardare senza abbassare gli occhi.
Il vento ti parlava piano,
solo tu lo capivi,
diceva che non tutto ciò che trema è fragile,
che alcune cose nascono per muoversi.
Poi sei cresciuta
e ti hanno chiesto di stare ferma,
di scegliere una forma,
di chiamare “maturità”
il silenzio.
Ma se ascolti bene,
nelle notti in cui il cuore fa rumore,
quel vento ritorna.
Ti scompiglia i pensieri,
ti toglie i nodi,
ti ricorda chi eri
prima di imparare a difenderti.
E per un istante, uno solo ,
sei ancora lì,
con i capelli in disordine,
il futuro spalancato,
e nessuna paura
di correre incontro a te stessa.