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C'era una stanza,
su Ali di Carta.
Piena di danza,
e mente aperta.
Un tasto, un invio,
lo scambio era vivo.
L'ascolto, il mio addio,
il tratto incisivo.
Eravamo in gruppo,
autori e ferite.
Cercando lo sviluppo,
tra beghe e partite.
Si urlava nel testo,
si faceva scintilla.
Tutto era presto,
la rima era squilla.
Ora quel muro,
è rimasto deserto.
Il passo è sicuro,
ma il varco non è aperto.
Manca il litigio,
che purifica il cuore.
Nel vuoto grigio,
si spegne il rumore.
Schermi accesi,
nel cuore della notte.
Eravamo tesi,
tra rime e rotte.
Un’opinione amara,
un complimento vero.
La sfida era rara,
sotto un cielo nero.
Si perde il contatto,
il filo si spezza.
È rotto quel patto,
di pura asprezza.
Non c’è più lo specchio,
dell’altro autore.
Il coro è vecchio,
manca il calore.
Tolta la chat,
resta solo il foglio.
Ma senza quel patto,
si arena lo scoglio.
Resto nel porto,
senza più l’onda.
Il dialogo è morto,
su questa sponda.