Virginia, una semplice storia d'amore

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Testo: Virginia, una semplice storia d'amore
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Erano anni ruggenti che lambivano i vent'anni o li superavano di pochissimo, la leva militare, fra le ultime, il colonnello concittadino che mi chiese un passaggio per il ritorno a casa e figurati se papà non lo accompagnava di buon grado, anzi ne era felicissimo perchè in cambio aveva accelerato le modalità di controllo. Erano i tempi di Italia-Ungheria evento che tutti quelli della mia generazione ricordano come fatto importantissimo della propria crescita sociale e culturale, la nazionale italiana di calcio che equiparava e superava anche la visita del Papa. Un fermento vero: le vere notti magiche che significavano tante cose, certo anche molto sport ma la Nannini e Bennato ci parlavano di altri argomenti per le nostre orecchie e i nostri occhi, la voglia di vincere era sport, studio, interessi culturali, la leva, finita, il cinema, il teatro le buone letture e la musica.
I concerti erano i primissimi luoghi di evasione per conoscere meglio l'aria che tirava, assolutamente diverso dagli scenari underground inglesi, punk tedeschi, new wave toscani. Lontani culturalmente i paninari, esaurita la coscienza del Parco Lambro che non ci riguardava e ancora meno si voleva pensare alle esaurite ideologie bombarole degli anni di piombo e occupazione e "disoccupazioni" varie.
Scherzosamente qualche anno prima D'Agostino lo aveva chiamato "edonismo reaganiano"; era alle nostre latitudini meridionali un fenomeno molto più semplice. chiamamola proprio "voglia di vincere", fosse anche una festa in casa, allora si facevano solo quelle, un pizza in riva al mare, il bagno di mezzanotte, ragazze e ragazzi costumi non ne avevano a quell'ora quindi... la soluzione immaginatela voi.
Oltre la partita della nazionale, o la prima vittoria della squadra locale contro la Juventus di Maifredi, all'epoca i rappresentanti diventavano allenatori, il Gigi di liquori, "l'Arrighe" di scarpe, diventavano allenatori per capriccio di un visionario delle televisioni o del marito dell'Edvige che la trasmissione nota liquidava con l'acronimo LCDM. E tutti capivano
Dicevo i concerti, si andava, incuranti se Mick Hucknall ci prendeva in giro con una perfomance  di sette, massimo otto canzoni, per complessivi cinquanta minuti, ma era Virginia che ci interessava tutti, bellissima, sorridente, libera nell'impegno disimpegnato di far musica, Venne due volte e sembrava guardarci tutti, ci chiedeva i nomi dal palco e se li ricordava, iniziava una canzone e il prescelto continuava per un pezzetto, Esiti da panico per stonature, accenti e fuori tempo, che Virginia aiutava fungendo da validissimo controcanto da esperta front-man, Io stavo nei pressi, non fui mai scelto e nemmeno Michele che mi accompagnò due volte a diciotto mesi di distanza fra due concerti, lui guidava bene l'automobile, a me il conseguimento della patente tutto aveva lasciato meno che la voglia di guidare. Di quel  che ricordo della scuola guida, esami teorici alla grande pratici ripetuti un paio di volte, è altro oggetto forse di prossima trattazione pef incontri e conoscenze altro da sè.
Il concerto mi aveva emozionato, Emiliano, un amico era stato chiamato a cantare, beato lui, non sul palco ovvviamente ma dal pubblico con riscontri penosi ma si vantava e forse a ragione ma mi ero accorto di qualcosa. non so che, Virginia ricordava i nostri nomi.
La sorpresa venne nell'anno e mezzo seguente, stesso luogo la piazza, nuovo concerto, ciao Antonio sei venuto? bravo A me? oh mado, Virginia si riusciva a ricordare, lei ventisette io nemmeno ventuno. Ma chiese ad altri di cantare.
A fine concerto segna un due tre quattro Venitevi a prendere l'autografo.
Uno della sicurezza viene a prendere solo me, azz, proprio a me che dell'autografo mi facevo un kleenex, per come la pensavo allora, forse pure adesso che i poster li prendevo per bellezza estetica di persone che avrei voluto conoscere per qualità umane, c'era anche Virginia e Giuni Russo ma anche Einstein, Bertrand Russell e Platini
Non ci badate
Scoprii una donna che voleva la musica con tutte le sue forze, doccia con a porta aperta, un corpo bellissimo e nuda ancora a strimpellare la chitarra dal country a Bob Marley
Perchè io ero lì? nei miei verdi anni mica avevo capito niente, penna non ne avevo e non mi serviva, non chiesi foglio bianco per autografi ma mi scoprii a parlare del collega con cui aveva duettato poco prima in tv, lei cento volte meglio, di pseudo aspettative mancine che poco mi presero ma la voglia di suonare, suonare, suonare Suonava nuda e invitante.
Niente bianco e dissi no nemmeno lei doveva. Accettò con stupore, ma mi diede ragione. Ben altro candore doveva prenderci. Aveva un modo tutto suo di curvare la schiena, ne fece una canzone, poi comprando di li a pochi mesi il successivo LP parlava di un amore fugace e sincero, fatto di pochissime parole per la distanza di popolarità ma di appagamento sensuale, su una cesta di panni e capelli da scompigliare che quando sono troppo ispidi non si muovono.
Poi? La voglia di essere famosa era forte irrinunciabile, come lo è ora
Io non ne avevo

Virginia, una semplice storia d'amore testo di agar
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