Il sogno maledetto 

scritto da l invisibile
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Testo: Il sogno maledetto 
di l invisibile

Sono passati 18anni da quando l'incubo che facevo divenne realtà e distrusse metà del mio cuore.

Tutto iniziò a maggio del 2008. Da mesi sognavo che mio fratello maggiore, Antonio, sarebbe morto due giorni prima del suo compleanno.

Durante le nostre telefonate gli ripetevo: «Fratello mio, sono mesi che sogno che tu muori. Ti supplico, stai attento e fai un controllo cardiaco».

Lui cercava di tranquillizzarmi: «Non ti preoccupare, è solo ansia perché siamo lontani. Ora, sorellina, devo andare a lavorare. Poi ti richiamo».

Passò un mese e non riuscii più a sentirlo, nonostante continuassi a cercarlo.

Il 18 giugno 2008, mentre aiutavo mia madre, sentii una fitta al cuore e iniziai ad avere difficoltà a respirare. Arrivò il medico, mi visitò e disse che stavo avendo un principio di infarto. Mi diede una medicina per il cuore e raccomandò a mia madre di farmi riposare.

Ma dentro di me sentivo che Antonio non c'era più.

Alle 17 suonò il campanello. Erano i carabinieri. Li riconobbi subito: erano proprio quelli che avevo visto nel mio incubo.

Ci accompagnarono in caserma e lì ricevemmo la notizia che temevo:

«Condoglianze, Antonio è morto».

Il dolore fu insopportabile. Non riuscivo ad accettare quella realtà e cercai persino di fuggire. Un appuntato che mi conosceva da tre anni mi portò nel suo ufficio, mi abbracciò e mi promise che avrebbero cercato di fare luce sulla morte di mio fratello.

Quando arrivò il momento di riconoscere il corpo, mio padre si rifiutò di accompagnarci. Mi feci forza e decisi di andare con mia madre.

All'obitorio, mamma entrò per prima. Quando uscì, mi disse:

«Non entrare. È morto come lo hai sognato».

Ma io entrai lo stesso. Quando vidi il corpo di mio fratello, sentii che metà del mio cuore era stata annientata.

Nonostante il dolore, aiutai mia madre e mi occupai del funerale.

Il giorno successivo, mentre camminavo dietro la bara, mi sentii nuovamente male. Il maresciallo dei carabinieri mi porse la medicina per il cuore che tenevo in tasca e mi disse:

«Non ti lascio sola».

Durante quel funerale vissi anche un altro momento di grande paura. Una persona si avvicinò e pronunciò parole che mi fecero temere per la mia vita e per quella di mia madre.

Da quel giorno feci di tutto per proteggerla e proteggere me stessa.

Sono passati 18anni, ma quel giorno è rimasto dentro di me. Il ricordo di mio fratello Antonio e della mia famiglia continua ad accompagnarmi.



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Il sogno maledetto  testo di l invisibile
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