Senza nome 2

scritto da Mary Read
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Un'urgenza di scrivere, senza neppure pensare.
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Testo: Senza nome 2
di Mary Read

Piccolo riassunto. (Leggete il primo 'Senza nome')
La mia storia narra le vicende di un giovane, della sua famiglia e di un paese in Italia, nel 1917.
Il giovane aveva degli amori, partì per la Guerra, la Grande Guerra. Era uno di quei ragazzi del 1899. Aveva una mamma, un padre reduce di guerra, dei fratelli e tante altre cose. 





‘Zia, zia! Cosa ci hai portato?...’
I bambini la circondarono festanti, le tirarono il cappotto, il suo bel cappotto lungo, a redingote e  l'assordarono con quegli strilli.
‘Non ho nulla bambini, fatemi entrare, devo parlare con la mamma’, allora la superarono, con la loro furia. La lasciarono un po’ traballante e di corsa in casa: ‘Mamma c’è zia Margherita! C’è zia!’ gridò Amedeo e spintonò sua sorella. Doveva entrare prima lui in casa. Luisa non cadde, solo una piroetta e poi lo inseguì con un piglio, per poi superarlo e fargli le linguacce. 
La mamma si affacciò dal cucinotto, aveva nelle mani le zampe di una gallina smunta che penzolava a cui aveva tirato il collo e il grembiale macchiato di sangue rappreso. Appoggiò tutto in fretta e furia sul marmo bianco dell’acquaio, si liberò del grembiale più lesta che poté, si asciugò le mani alla bell’e meglio.
Zia Margherita, la parte ricca della famiglia, la sorella di suo marito era in visita e  doveva in qualche modo aggiustarsi.
‘Ci sei?’ Sentì dal fondo dell’ingresso. 
‘Ciao Marghe, hai notizie? Dimmi che hai notizie!’ le uscì con un singulto alla fine.
Zia Marghe entrò, dimenticando un filo di porta aperta e si tolse i guanti, li posò sul tavolo e si accorse che la stufa era spenta. Suo fratello con quella sola gamba era a far legna.
La guardò con occhi di scuse: ‘Non ce ne sono notizie, non si sa nulla, ho tentato di chiedere a  Don Carlo, che conosce il prevosto, di rivolgersi in Curia e da lì si potrebbe arrivare al comando del reggimento. Con Lorenzo, quell’imbrattacarte inutile chiedere, mi continua a ripetere: ‘Tuo nipote sta facendo il suo dovere di patriota e….’ Non poteva dirle che suo marito il Lorenzo, il notaio del paese, aveva aggiunto: ‘ E se fosse anche morto? Ebbene! Sarebbe un gran vanto! Finalmente un nome di valore, in quella tua famiglia di miserabili, non un perdigiorno o un fannullone, sempre in giro a sollevare le gonne delle giovani del paese…’
Invece, aggiunse  con dolcezza: ‘Ma tu non devi avvilirti così! Devi mangiare,cara. Ho portato qualcosa’ e tirò fuori un involto, era zucchero. ‘Ci puoi fare una torta per i bambini. Tornerà se Dio lo vorrà. Vieni, siediti qui con me, ho portato un rosario e pregheremo insieme. Quel Dio lassù ci dovrà ascoltare, si è già preso una gamba di mio fratello due anni fa…’La mamma con quegli occhi svuotati e  con la testa da un’altra parte, non l’ascoltava neppure…Poi ritornarono i bambini e tutta l’orazione s’interruppe con un fragore di ‘Le mentine, zia! Avevi detto che le avevi, zia!’

Una folata di vento chiuse la porta dell’ingresso della grande casa, si alzò con un mulinello di polvere mista a foglie secche, gelido e indifferente al freddo, si allontanò, vide un uomo zoppicante trascinare un carretto di legna e spostandosi,si allargò  a qualche chilometro, sulla via che s’inerpicava in cima alla collina, arrivando alla grande piazza e si posò, con un sibilo, dove c’era la chiesa, il municipio e poco lontano un piccolo caffè e incontrò le cugine che erano appena uscite da Messa, con i loro passetti, leste, a braccetto a farsi caldo, strette e si guardavano comunque in giro, sotto il foulard, i loro occhi volteggiavano.
La Mora disse: ‘Manca…Quanti giorni sono?’
‘Sono tre mesi’.
Allora, la Mora aggiunse: ‘Hai letto il giornale. In prima pagina c’é scritto che…’
La Bionda replicò stizzita: ‘Perché tu leggi i giornali?  Non mi far ridere’.
La Mora la guardò offesa. ‘So far di conto e so fare la mia firma’.
‘Leggere è un’altra cosa’.
La Mora sottomessa: ‘Dicono che sono degli eroi, che l’Italia vincerà la guerra, che è una guerra giusta e diventeremo tutti ricchi.
‘Non mi interessa quello che dicono, non credo a una parola. Vorrei tornasse’

 

L’odore. Quel puzzo che permeava tutto, che entrava nelle narici e lo schifava, aveva divorato  l’intestino, che l’appetito forte si era quetato, era solo una morsa fissa, insieme al freddo.
Invece, il tremore che lo scuoteva, non si arrestava, era un ticchettio continuo dentro e fuori le membra e non ricordava quando era stata l’ultima volta che aveva dormito, come se di dormire non ne fosse più capace. Non sapeva che fine avesse fatto il giorno, la luce.
C’era solo notte e terra, putrescenze e odore di sangue, forse era già finita la guerra e lui era già morto ed era finito in un Purgatorio, visto che il fuoco era stato debellato, l’Inferno si era ritirato?
Tutto quel fuoco che aveva visto che aveva divorato davanti a lui, i suoi compagni appena usciti dalla trincea a seguire il Caporale…Avanti, avanti con quella corsa sfrenata …Avanti, Avanti! E poi quel fragore che lo rese cieco per un’eternità e sordo per un’eternità. Una bomba e…Fuoco! Ovunque. E il terrore che chiudeva tutto e lasciava solo le gambe bagnate, non riusciva a trattenersi dall’urinare, per poi gettarsi, in un altro grande buco, senza più forza,tenendosi basso, chino verso l’ignoto di sparire, di non esserci più da lì a un momento in quel fango, a peso morto, ma accorgendosi, con il solo pensiero in testa, di essere ancora, ancora vivo.

Mary Read, 31 gennaio 2026



Senza nome 2 testo di Mary Read
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