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L'ultimo sole dell'anno stava calando dietro le montagne, il lago si tingeva di un colore dorato. Salendo verso la vecchia baita ai piedi del San Primo un uomo procedeva lentamente, come se stesse sentendo tutto il peso dei dodici mesi trascorsi.
Gianni sedeva davanti al camino, fissando le fiamme che danzavano con una vitalità che lui sentiva di aver smarrito. Sul tavolo di legno grezzo c'era un notes aperto, le pagine ancora bianche. Era una sua consolidata abitudine: ogni fine anno scriveva un resoconto, una sorta di bilancio dell'anima prima che la mezzanotte resettasse il mondo.
Ma il 2025 era stato un anno strano. Non era stato l'anno dei grandi successi, né quello dei fallimenti. Era stato l'anno delle attese, dei silenzi, delle piccole crepe.
"Allora non scrivi niente?" la voce di Sandra arrivò dalla cucina, accompagnata dal profumo di cannella e di chiodi di garofano. Entrò nella stanza avvolta da un maglione giallo di lana, tenendo tra le mani due tazze fumanti di vin brulé.
"Non so da dove cominciare" rispose Gianni prendendo la tazza. "Mi sembra che quest'anno sia scivolato via tra le dita come sabbia. Ho lavorato tanto, ho corso tanto, ma se guardo indietro mi sento confuso."
Sandra si sedette sul tappeto, appoggiando la schiena alla poltrona di lui. "Forse é perché cerchi le grandi cose. Ma i ricordi non sono cicale, Gianni. Sono formiche."
Lui chiuse gli occhi e provò a cercare quelle formiche.
Rivide il mattino di aprile in cui, camminando verso l'ufficio, si era fermato a guardare un anziano che insegnava ad un bambino a far rimbalzare i sassi nel laghetto del parco. Ricordò la sensazione del vento primaverile sul viso e la strana pace che lo aveva invaso, facendogli dimenticare per un istante la riunione cruciale che lo attendeva in ufficio.
Ricordò giugno, e quella cena in terrazza finita sotto un temporale improvviso. Ridevano come matti mentre cercavano di salvare i piatti, inzuppati fino alle ossa, scoprendo poi che bere vino tra tuoni e fulmini aveva un non so che di affascinante.
Ricordò settembre, il mese delle decisioni difficili. Il giorno in cui aveva finalmente detto "no" ad un progetto che forse gli avrebbe fatto guadagnare parecchi soldi, di sicuro gli avrebbe tolto il sonno. Era stato preda di grande tensione, seguita da una leggerezza che non provava da anni.
"Hai ragione" disse Gianni prendendo la penna.
Iniziò a scrivere. Non scrisse del fatturato, dei viaggi di lavoro o degli obiettivi raggiunti.
Scrisse della luce dell'alba vista dall'oblò di un aereo. Scrisse di quando era stato a casa di un suo vecchio amico, riappacificandosi dopo tanti anni. Scrisse della fatica di ricominciare a correre dopo uno stiramento, e della gioia del primo chilometro senza dolore.
Fuori il buio e il silenzio si erano impadroniti della scena, rotti solo dalle luci e dai rumori lontani del paese a valle.
Mancavano pochi minuti alla mezzanotte. Sandra si alzò ed andò alla finestra. "Guarda, sta cominciando a nevicare."
Gianni si avvicinò a lei. I fiocchi cadevano lenti ma decisi, come una carezza energica per lasciare andare via il passato. Il 2025 stava per chiudersi, portando con sé le sue fatiche, i suoi dubbi e le sue piccole vittorie invisibili.
"Cosa speri per l'anno che arriva?" chiese lei, mentre i primi rintocchi delle campane della valle risuonavano nel silenzio della montagna.
Gianni guardò il suo notes. Nell'ultima riga aveva scritto:"Non avere paura di rallentare per vedere dove stai andando".
Poi fissando intensamente Sandra aggiunse:"Spero di avere il coraggio di essere presente. Non nel futuro, non nel passato. Ma qui. in ogni singolo istante che mi verrà regalato."
Si scambiarono un bacio mentre, lontano, i primi fuochi d'artificio bucavano la notte. Ora il vecchio anno era un libro chiuso con gratitudine; il nuovo era intonso, pronto ad essere scritto con dita vibranti di speranza.
Il tempo non si era fermato ma per un istante, tra un respiro e l'altro, il mondo era sembrato perfetto.