Che non se ne parli più

scritto da Apollyon
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Il Francese: che meraviglioso vino!
- Nota dell'autore Apollyon

Testo: Che non se ne parli più
di Apollyon

I.
Il capanno va a fuoco, e con esso
Tutte le provviste vanno perdute.
Gli uomini sono disperati.
E a poco a poco, il villaggio viene decimato
Dalla fame. Ma da lì a poco, ecco che
Accadde un miracolo:
Fra lande di ghiaccio, comparve un giovane.
Un guerriero bello, alto e forte
Che sin dapprincipio mostrò a tutti
La sua arguzia.
Musa, quell'uomo di multiforme ingegno
Dimmi, che molto errò.
E la notte ascoltò la mia preghiera.
Allora il mattino seguente,
Ci imbarcammo su d'un battello di legno
Giacché convinti delle parole sue
Che tutto sarebbe andato per il meglio.

Ad accoglierci ci fu però una tempesta.
A Scilla e Cariddi non sfuggimmo.
Morirono tutti, Egli compreso.
(Poco dopo venni a sapere
Che sua moglie, stanca dell'attesa
E oramai malata, s'impiccò
Sotto gl'occhi di Telemaco).
Le onde mi trasportarono lungo le rive
Del fiume Tamigi.
Rimembro il freddo, e un'aria primaverile
Echeggiava in quella Londra pallida:
Ma ormai ero stanco e senza forze
Or dunque chiusi gli occhi.

Al risveglio sono ai piedi d'una Croce.
Su di essa, una figura meravigliosa
Sanguina e si prepara a spirare.
Ha le labbra screpolate, gli occhi stanchi,
Il capo alzato e un sorriso disperato.
"Donna" lo sento esclamare a sua madre.
Ella piange e si dimena. Contenerla?
Impossibile. Egli continua:
"Il tuo nome è Fragilità".
Proprio in quel momento cade la pioggia
E tutti scompaiono in un soffio di vento;
Anch'Egli fu vittima dell'inganno
E dunque, uomo, perché vivere?

"Nous sommes tous plus ou moins idiots!
(Sento esclamare, a gran voce,
All'interno d'una bettola).
Come sia arrivato qui non lo so
Eppure un che di familiare mi sovviene.

"Nous fuirons sans répit ni repos
Vers mon paradis bien-aime".
Quell'uomo mi propone un brindisi.
Finiamo così col bere tutta la serata.
Il vino degl'amanti, dicono,
Inebria anche le tenebre.

Sbronzo mi risveglio in un hotel
Ed una grande nausea mi tormenta.
È la vertigine, l'alcool, l'esistenza.
La voce che mi ha accompagnato qui,
Mi accarezza i capelli, poi sostiene che:
"La Nausea non è in me:
Io la sento laggiù sul muro, sulle bretelle, Dappertutto attorno a me.
Fa tutt'uno col caffè,
Sei tu che sei in essa.
"Je dois accepter leur mort ;
Il faut même que je le veuille :
je connais peu d'impressions plus dures
Et plus fortes".

Squit squit. I topi camminano.
Mi spavento. Riapro gli occhi.
La testa mi gi-i-i-ra.
Una voce sussurra. Un'altra.
Lentamente mi volto, e questa
S'esprime in un modo tanto affabile
Che va perfino oltre il modo.

"Chi siete allora?"
Mi domanda, curioso.
"Un'infelice" gli rispondo nel dormiveglia,
Mentre ormai la città è avvolta nella nebbia.
"Vittima d'una passione senza speranza",
Conclude il misterioso ospite.

Silenzio. Mi addormento.

II.

Risveglio.

Or ch'io son qui, dove sono?
I suoni si increspano
In un amaro inverno donde requie
Non si può trovare, ma con dispiacere
E assai voluttà rimembro i miei giorni
In quella Firenze: allor avevo appena
Imparato a respirare a vedere
Sotto il tenere abbraccio dell'Arno
L'alba mi pareva di fuoco.
Cos'è davvero reale?
Se tutta la verità è soggettiva,
Or dunque Amleto avevi ragione,
Non c'è più alcuna certezza!
Non c'è mai stata

Ma d'un tratto mi ritrovai
Dinanzi a quella porta tanto decantata
Dall'immortale poeta;
Capii che nessuna speranza sopravvive
Alla menzogna.
Assistetti alla morte degli déi.
Uno ad uno vidi gli uomini cadere.
Il sole non era mai stato così piccolo.
Conobbi all'epoca un cavaliere:
Il più grande, Don Chisciotte.
I sogni di Cervantes fuggivano via
Fra le pale dei mulini.
Ma ancora oggi sento quei colpi di spada,
La carne bruciare, il rumore dei proiettili.
Le mie mani tremanti come bambini spauriti.

La Danimarca potrebbe confinare, chissà,
Con la Russia! Napoleone, chissà,
Forse vinse il freddo del confine!
Chissà!
Ma questa è storia: nient'altro che rumore.
Il lamento d'un commediante.
Silenzio sul palco. Si abbassa il sipario.
Lo spettacolo è finito.
Allora, i pochi presenti s'alzano
Ma non si guardano;
Non hanno mai avuto occhi.
Tutto si riduce in polvere
Compresi quei pochi uomini rimasti.
È un deserto. Ma potersi rivolgere
Ad un'altro deserto? Impossibile.
Questa vertigine mi dà la nausea.

Quanto dura l'armonia? Cinque,
Chissà, magari sei secondi.
Crono, tu sei stato ucciso
Dalla mano di tuo figlio.
Ma ricordo ancora che a lungo navigammo
Fra sentieri tetri e un dolce caligo,
Fra il profumo dei gelsomini,
Fra la grazia dei Cipressi.
Isabella muore annegata
Nelle acque del Guadalquivir.
E quel Cid che liberò la Spagna
Ancora danza con tutta la città
Mentre incombe la notte.
Senofonte, cessa di parlare.


"???? ???? ???, ?? ? ???"
(Echeggia nell'aere)
Odi anche tu lo splendere dei calici
Al suono del campanile?
"Sprache zu Signifikanten machen".
(Ancora, odi!)

Dinanzi a me vedo la folgore cadere
E gli uomini, accortisi del pericolo,
Ora hanno paura di morire.
Questa è la vita. Questa è la natura.
Da millenni la menzogna si propaga,
Attraversando oceani, cieli, mari, monti,
Fiumi sino ad insozzare ogni angolo di terra.
Allora, fin dalla grande Grecia
Siffatte creature inventarono simboli,
Figure onnipotenti solo per sopperire
Alla propria effimerità

Lo senti? L'urlo disperato di Munch
Che prigioniero della propria condizione
Decide di afferrare il coltello
E porvi fine.
(????? ??????? ???????)

Qu'on n'en parle plus
(Il Francese, che meraviglioso vino!)
Che non se ne parli più testo di Apollyon
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