108-Oh cameretta

scritto da Iviola
Scritto 4 mesi fa • Pubblicato 4 mesi fa • Revisionato 4 mesi fa
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Autore del testo Iviola

Testo: 108-Oh cameretta
di Iviola

Quando ero piccola, diciamo in età elementari, mia madre decise che io e mio fratello avremmo avuto una nostra camera personale. Lei rinunciò alla sua dormendo sul divano-letto del salotto e io avrei avuto la sua stanza. Così venni in possesso di un luogo tutto mio, anche se a ben vedere la stanza di mio fratello era così poco abitata che avrebbe potuto far dormire lui in salotto, ma sappiamo come sono bene intenzionati tutti i genitori.
Comunque, questa stanza divenne il mio rifugio totale. Lì ero me stessa, sempre. E in special modo lo ero alla scrivania. Me la ricordo benissimo: era bianca con un’alta libreria sopra e un lungo cassetto con l’esterno a fiori. Lì penso di aver passato una quantità considerevole di tempo, fino a quando cambiammo casa, dove occupai un’altra analoga scrivania dotata pure di computer. 
Oggi, a trentanni di distanza, mi sono accorta che le cose che amavo fare allora sono le stesse di oggi, compresa la scrivania. In casa ne abbiamo due: una per il computer che uso come postazione lavoro (ma usa moltissimo anche mio marito) e l’altra esclusivamente mia, questa volta verde salvia. E cosa si fa e facevo su questi luoghi dell’anima, queste camerette?

‘O cameretta che già fosti un porto
a le gravi tempeste mie dïurne,
fonte se’ or di lagrime nocturne,
che ’l dì celate per vergogna porto.’ 

Ecco, faccio sempre le stesse cose. Oggi passeggiando per il centro di Riva ho addocchiato l’unica triste libreria Giunti identica a quella che c’è ancora in centro a Brescia, e ho comprato due Art Dossier, non so se li conoscete: snelle monografie su temi d’arte e artisti. Li ho comprati, come li compravo anni fa, giubilante come allora. E oltre a quello uno smalto, un colore che cercavo da un po’. Insomma, si cambia per restare sempre gli stessi e quelle che credevo coperture per la mia sofferenza esistenziale, rifugi dove nascondermi da tutto e tutti, riemergono e ritornano in maree continue svelandosi come autentiche, pertinaci e pervicaci passioni umane. Non me ne libererò mai, ora posso però togliermi tutti gli sfizi che voglio, posso comprare e gustare fino in fondo questi piaceri proibiti, indulgere e coltivare nella mia cameretta e non solo quella: in tutta la mia casa, in tutta me stessa. Per tutta me stessa. A seguire una poco esaustiva elencazione di queste mie passioni viscerali in ordine più o meno cronologico:
- Guardare le figure (titolo di Faeti), cioè i libri illustrati. Fin da piccolissima ho sempre amato sfogliare in particolare i libri di fiabe e favole e berli, infilarmici e non uscirne più. Crush infinita: le Fiabe Sonore.
- Copiare le Figure, quindi disegnare, tutto ciò che vedevo ma anche ciò che inventavo. Sempre e per sempre. In particolare ricordo la passione per le sirene, i corpi nudi e lo scherno del compagno che mi diceva ‘Ma che rose, sono cervelli!’. Son cresciuta e continuo, imperterrita a disegnare anche cervelli, specialmente a matite colorate.
- L’Arte. Tutta.
- Conoscere tutto ciò che è scienza ma anche mistero, specialmente se passato: mitologia, leggende, esoterismo, Tarocchi, Astrologia, fisica, geologia, biologia, Storia, tutto. E se dico tutto, intendo tutto. Ho delle nicchie, ovviamente, per esempio mi affascina tantissimo la teoria sulla composizione delle figure (ma va), dei colori, delle parole.
- I colori, sì proprio quelli. I colori, sulle mani in particolare, ma ovviamente anche tutti gli studi che se ne possono dedurre addosso alle persone e messi in opera. E da qui gli smalti per unghie: mi ricordo il mio primo acquisto di colore strambo, avevo credo quattordici anni, un blu tremendo preso al mercato di cui mi vergognavo ma mi piaceva da pazzi, blu notte di qualità infima ma era pura cromoterapia, per me, ovviamente con relativa manicure.
- La cancelleria, che piacere. Quella legata all’arte, chiaramente. Ho una profonda fissazione per le matite colorate. Un mio compagno delle medie (di cui ho già narrato) aveva una scatola di Caran d’Ache che avrei tranquillamente rubato, potendo. La mia migliore amica del liceo, invece, mi regalò una scatola di Giotto di cui conservo ancora qualche mozzicone. E mio marito, una scatola di matite acquerellabili Derwent. Ma anche mi sono stati regalati inchiostri di china, acquerelli, ecc ecc. Regalatemi anche una insulsa gommina a forma di agrume e mi fate felice. 
- Libri, leggere e leggere e leggere. Tutto. A tavola leggevo le etichette di ogni cibo, sempre, perché mia madre non permetteva di portarsi libri. Leggere rimane una profondissima, inesauribile fonte di godimento, ora che sono ben cresciuta seleziono tantissimo e mi ributto nel necessario vizio (giravano pochi libri con i pochi soldi in casa) di rileggere all’infinito ciò che amo, lo sviscero nei suoi pezzettini e poi lo rileggo ancora. E posso fare questo con le riviste dal medico (chi se le ricorda?) come con una vecchissima enciclopedia I Quindici in una stanza nascosta. Se mi mettono davanti a una libreria, posso rimanerci ore.
- Tardivissima passione (relativamente): scrivere. Una di quelle cose che quando inizi non smetti più e ti chiedi come possa la gente aver chiaro ciò che pensa senza averlo elaborato in drammaticissimi sfoghi personali. Non credo riuscirei a restare in rotta ormai senza scrivere. Tra l’altro quella roba che ‘scrivi per te stesso altrimenti sei un venduto e vuoi approvazione’ a me è sempre sembrata una immensa cazzata: io vorrei eccome fare due chiacchiere con Tolkien o tutti gli autori amatissimi, vorrei commentare le loro opere in diretta, farmi sfanculare, vederli incazzati e ammorbarli con messaggi privati per dir loro tutta la mia ammirazione. Oggi mi son modernizzata, vorrei farlo con quelli che scrivono e girano film e serie, in particolare i Duffer per Stranger Things, loro li abbraccerei, seduta stante.
- Non ultima (anzi penso più indietro nell’ordine vago che gli ho dato, forse meno preponderante): l’uncinetto. Sì, so farlo e ho un paio di coperte che ancora uso fatte da me. Per un certo lungo periodo mi ci sono fatta borse, astucci e varie altre cose. Dovrei ricominciare, chissà magari finisco quella coperta che ho in cantiere da anni. Vorrei che anche il cucito diventasse così appassionante, per mia madre soprattutto, mai dire mai.

Ah, ovviamente tutte queste passioni da scrivania, da interno, sono fortemente amplificate nel godimento se le condivido con qualcuno, lì raggiungo l’estasi. Per questo mi piace anche insegnare.

La poesia di Petrarca citata sopra ha per me un valore preciso. In seconda liceo, la profe di Lettere ci sottopose un compito in classe: analisi di una poesia. Solo che noi non avevamo nessuna indicazione su chi fosse Petrarca, sui temi, sulle sue opere, niente. Voleva capire come fossimo in grado di analizzare un testo senza niente a guidarci. E io in quel compito presi un OTTO. Una delle poche. Questa profe era uno spirito molto libero e vivace, mi dava sempre voti tremendi nei temi, e scoprii anni dopo che a mia madre diceva che voleva incentivarmi perché scrivevo già troppo bene per la mia età. Quel voto su Petrarca mi diede il la all’amore sviscerato per la poesia, la letteratura e la scrittura. Poteva anche darmi un misero sette, ogni tanto eh.

108-Oh cameretta testo di Iviola
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