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C’è una lealtà
fatta di carne
e non di carta
che pesa come terra.
Un modo di stare al mondo.
Una colpa imposta
che si paga in silenzio
mentre il mondo scambia la lealtà
per un debito da non pagare.
Essere buoni è un mestiere che stanca.
Non si perde chi se ne va.
Semplicemente si resta.
Immobili.
Come resta la terra
nuda
violata
consumata
dopo che il passo l’ha calpestata.
Hanno perso loro
quelli che consumano la carne
quel calore fermo
per poi non sentire altro che gelo.
Non si dice dove fa male.
Il dolore è un segreto che scava.
Il mondo è una bestia
che fiuta
che insegue
e colpisce sempre
implacabile
dove la difesa è un dono.
Alcuni portano il male da uomini
senza gesti di troppo
in silenzio
mentre negli occhi resta
fisso
violaceo
quell’eterno che non sapeva
ingenuamente
di essere carta.
Meritano di vivere la follia
quella che spacca il petto.
La fragilità della carta
la lasciano ad altri.
La lasciano a chi scrive parole
per poi essere vuoto.
Su questa terra
c'è chi cerca compagnia
e chi cerca l’essenza dell’anima.
La differenza è tutta qui: terra e carta.
Nelle regole del gioco
non scritte ma imposte
chi resta sveglio perde.
Sempre.
Perde davanti a una bellezza che non ha coraggio.
E oggi so che l’eterno si è fermato qui:
nell’uomo.
A chi resta solo
il mestiere di fuggire.