Fu come un urlo, il desiderio che mi agitò, forti i palpiti del cuore, quando l’aspirazione affamata incontrò la tua visione. Mi balenò il pensiero della tua pelle, la mia fronte piegata sulla tua spalla, le tue parole accorate a consolare il mio bisogno della tua presenza. Contemplai quell’alcova e ti vidi disteso e compiaciuto, un sussulto mi scosse nel disordine della mia fantasia. Io con la mia procace nudità ad accarezzare la tua lascivia curiosa. Che supplizio immaginare e non potere! Un enigma da svelare, come a liberare mani sadiche dal vizio, affinchè il possederti nella mia mente potesse darmi pari goduria del tempo dell’ebbrezza.
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