Testo: Il vestito per la prima di Timo Degliul Timiul
Districai una matassa di cotone bianco, cercando di trovarne un capo, volevo farmi far la sciarpa da una zia donna molto abile all’ago e all’uncinetto. L’avrei indossata la sera della prima sopra al vestito nero tipo smoking che mi fece la vicina premurosa, col tessuto che mi diede una cugina, un avanzo di stoffa d’un marito ormai defunto. Un amico, cameriere a tempo perso, mi prestò camicia e papillon e per le scarpe non vi furono problemi presi i soldi all’usuraio e lui segnò. Lanciandomi un’occhiata assai tagliente aggiunse cifra alla cifra precedente, sei giorni appena per saldare il tutto.
E arrivò il gran giorno, finalmente.
Eccitato da non capir più nulla mi vestii come un Gastone, trovai anche un bel cilindro e il bastone da passeggio di mio nonno. Una voce di soprano in sottofondo, sbirciai la mia figura nello specchio, il biglietto avevo in tasca, l’ultimo, di certo. Una mezza piroetta sulla destra, una mezza anche a sinistra per spartirle in debita misura. Mirai e rimirai più volte il viso, la mia tempia era pulsante ma la mano era ben ferma, un’ultima specchiata, et voilà..! Cala il sipario, il primattore ha terminato non concederà né repliche né bis e non vorrà neanche gli applausi, e ai molti che han cucito il suo vestito lascerà un rimorso un po’ tardivo e con lacrime a fiumana giù dagli occhi il cravattaro è dispiaciuto più di tutti.
Il vestito per la prima testo di Timo Degliul Timiul
Se ti sei accorto di un errore o vuoi cambiare il tuo commento, puoi cancellarlo nei 5 minuti succesivi alla pubblicazione.
In seguito non potrai più cancellarlo.
Vuoi cancellare il tuo commento?
Caricamento dei commenti...
Questo testo è troppo datato per accettare nuovi commenti.