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"La mattina del 25 agosto 1988 ci recammo al campo di volo per prepararci ad una missione a bassa quota contro la Nordia occidentale. A poco a poco arrivarono i nostri amici e compagni. C'è grande tensione. Dopo un ritardo di un'ora siamo decollati. Stranamente, ognuno di noi ha l'incerta sensazione che oggi non andrà tutto liscio.
Alle 13:20 siamo decollati, tutti e otto gli aerei del 9° gruppo. La tattica è la seguente: i Tomcat del 2° gruppo ci precederanno con un attacco contro la contraerea, poi gli Harry (Harrier) dell'8°stormo sganceranno le loro bombe. Dobbiamo condurre un attacco a bassa quota contro l'obiettivo. L'intera operazione deve svolgersi sotto una nutrita scorta dei Tomcat. Attraversiamo la costa e scendiamo bassi sul mare e teniamo gli occhi aperti per eventuali caccia nemici. La foschia si estende sull'acqua, le goccioline scorrono dal finestrino della cabina di pilotaggio. Presto la quiete finirà. Vediamo la costa scintillare attraverso la nebbia, saliamo di qualche metro più in alto e poi la costa scandinava diventa chiaramente visibile e molto vicina. A 600 metri sulla sinistra ci sono due imbarcazioni che lasciamo stare. È probabile che stiano inviando un messaggio radio per avvisare le loro batterie antiaeree di ospiti indesiderati. Siamo sulle ripide scogliere. Si comincia.
Stiamo sfrecciando a 1000 chilometri all'ora a un'altitudine di quindici metri sulla campagna nordiana. Ogni elevazione del terreno ci fornisce copertura, ogni foresta è usata come nascondiglio. Saltiamo sopra gli alberi, è un movimento continuo su e giù. Scavalchiamo le montagne. Non vedo postazioni antiaeree. Un treno passa sotto di noi e se ne va, una coppia in bicicletta si ripara in un fosso come se fosse in addestramento di base. Oltrepassiamo velocemente parcheggi, ville, castelli e fabbriche annerite dalla fuliggine. Tutti quelli che vedono l'Aquila d'oro sulle nostre ali sono presi dal panico. Ecco una base aerea.
L'ultimo caccia nemico si è alzato da terra e ora i nordoccidentali stanno facendo un'ampia curva per arrivare dietro di noi mentre le nostre bombe atterrano ed esplodono. Un Tomcat nemico lancia un missile all'aereo alla mia destra. Osservo mentre il missile colpisce il mio gregario. Perdiamo il nostro capo squadriglia, la formazione serrata si è ormai disciolta. Un caccia nemico mi si avvicina da dietro. Il caccia diventa più grande. Mi ha agganciato. Vedo un lampo di luce da sotto l'ala del nemico. È il missile. Sta puntando contro di me. Riduco la velocità virando violentemente a sinistra. Vedo la fiammata del propulsore del missile sorpassarmi, seguito un'attimo dopo dal caccia avversario. Ora o mai più. Aumento la velocità e mi pongo dietro di lui prima che mi sfugga. Lo aggancio e lancio un missile. Lo colpisco. Il pilota e il navigatore si eiettano mentre il caccia, con la coda in mille pezzi, si schianta in un bosco. È ormai scomparso dai miei occhi. Sotto di noi ci sono case, una serie di ville di fronte a Nordheim. Altre due volte abbiamo dovuto difenderci dai caccia nemci. Siamo ormai da tempo sulla via del ritorno. Noto una batteria antiaerea. Mi lancio in picchiata. Lancio i razzi. Risalgo di quota mentre qualcuno da terra spara alcuni colpi di armi leggere verso di me. Noto che qualcosa non va con l'aereo.
Finalmente siamo sulla costa. Il nemico se ne è andato e non vediamo più i nostri compagni di scorta. Sono appena sopra l'acqua quando il motore inizia a cedere. Il serbatoio è stato colpito e il suo contenuto è esaurito. Sudo sangue. Lentamente l'aereo si trascina in avanti. Il casco mi morde il collo, i capelli si aggrappano alla fronte, il sangue scorre, il sudore scorre a rivoli sul mio volto e gocciola dal mio mento.
Non siamo ancora in acque amiche. Qualsiasi cosa, purché non significhi sguazzare nel Mare del nord. Non ho nessuna voglia o forza di nuotare. La costa è a 15 minuti di distanza. Ce la farò per 10 minuti con il motore danneggiato? Sono pronto a usare il sedile eiettabile. È chiaro che la probabilità di sfuggire all'aereo prima che affondi è più che minima. L'aereo sale un po', lentamente, poi scende di nuovo. Rimango indietro rispetto agli altri miei gregari. Per fortuna la costa è vicina.
Davanti a me c'è un terreno elevato. Decido di provare a sorvolarlo. Ce la faccio a malapena e mi trovo su un altopiano. Provo ad eiettarmi ma non succede nulla. Dovrò fare un atterraggio di fortuna. Il motore si spegne. Cerco un luogo per atterrare. Forse ne ho trovato uno. Mi preparo all'impatto. Il carrello di atterraggio, per chissà quale motivo, non si è abbassato; solo un atterraggio con la pancia dell'Harrier può salvarmi. La tensione aumenta, sento il terreno che sfiora l'aereo, o è solo il vento che soffia intorno alle ali? Un forte rumore. Chiudo gli occhi. È finita? Ora una sensazione di galleggiamento nell'aria, poi un rumore e uno stridore tutto intorno a me. È come se venissi colpito da un pugno enorme e tirato in avanti e verso il basso. Nello stesso momento il fumo è nell'aereo e una nuvola di polvere mi rende impossibile respirare. Per un breve piccolo attimo tutto è tranquillo, poi mi muovo per uscire dall'aereo. Lo sportello della cabina è bloccato. Se solo l'aereo non iniziasse a bruciare. Premo contro il tetto dell'aereo. Con un forte tonfo lo sportello cede. Ora sono fuori. Un proiettile sale dalla cabina; il sedile eiettabile, infuocato, non mi avrebbe lasciato scampo. Mi sono infortunato entrambe le ginocchia, ma il volo è finalmente terminato."
Fredrich Fastenberg, 4ª squadriglia del 9º gruppo d'attacco "Görsmann"