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Cos’ho mai fatto
per meritarmi questo?
Io che vivo e dono
sempre —
anche nelle estati più torride
e negli inverni più gelidi.
Continuamente là,
ad accogliere tutti.
La mia è vera inclusione:
tutti uguali per me,
tutti figli —
pure quelli che mi vivono
poche ore.
Eppure…
non basta
per rendervi felici.
Nel vostro vivere
mi dilaniate,
mi mettete al rogo,
e poi
dipingete la mia notte
come puro terrore.
Ho condiviso troppe volte
il sangue raggrumato,
e non sarà
la mia compagna pioggia
a lavare via
quel tremendo sapore.
Voi,
ottusi figli,
percuotete le mie strade,
le mie piazze:
bucate,
costruite per poi disfare,
mentre tutto intorno
marcisce tutto.
La colpa —
sì,
la colpa poi ricade su di me.
E io ingenua
che continuo a sperare…
Ma forse
la speranza mi deve lasciare.
Subito dopo agirò,
oh sì che lo farò.
Non sarà di certo
una squallida vendetta:
rinascita,
ecco cosa sarà.
La mia bellezza.
La mia cura.
Ho scelto al posto di voi,
figli miei.
Un palazzo potrà crollare,
una strada diventare voragine —
sarà solo l’inizio
della mia rinascita.
Mi piacciono
le vie silenziose.