Io e Lieo

scritto da Paulus
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Testo: Io e Lieo
di Paulus


L'aria è più fresca questa mattina profuma dell'effluvio di vellutello che cresce raso sui blocchi disseminati per la faggeta. Io e Lieo, il mio carlino di quasi quattro anni, avanziamo salendo il leggero pendio che si perde nella radura, quaranta anni fa vi pascolavano le brune alpine; la transumanza era ancora la regola dei mandriani del fondovalle. I figli rinunciarono, stalle e fienili abbandonati all'incuria sono cadenti le coperture di tegole portoghesi frantumate le travi sbocconcellate sono così fradice che si sbriciolano tra le mani come fossero pasta di legno; anche i prati aviti, incolti, sono un mantello argilloso e il colore dell'argilla varia dal rosso al bianco, s'allungano le graminacee i cui steli color castano nel tardo autunno resistono alle ventate che soffiano dalle sommità già infarinate dalla primissima neve, lungo il rigagnolo dove l'acqua ristagna cresce la canna di palude, il rigagnolo che scorre tra la distesa dei prati. I faggi secolari che solo quattro uomini abbracciano non svettano in altezza ma vigorosi con propaggini contorte che anelano alla luce conservano tutta la baldanzosa freschezza della loro adolescenza, come quei viventi vegetali o animali che sembrano non invecchiare mai e morire nel fiore degli anni. Noi si ascende io lento misurando i passi sorretto dall'alpenstock quando la lena scarseggia e il fiato si fa corto. Lieo mi precede, un balzo repentino e lo perdo di vista. Forse rincorre una preda che sento frusciare sotto lo strato di foglie. Preda che serpeggia facendo trasalire le foglie ovali dei faggi. Nella mezz'ombra su cui si sparge la luce fredda che trapela dall'alto tra la ramaglia spicca la figura di Lieo Mi squadra severo impaziente come invitandomi a sveltire il passo. Sembra uno di quei cani da guardia in poliresina, raggomitolati o fieramente incollati al terreno con le quattro zampe , come se ne vedono tanti nei giardini antistanti l'androne di villette che si pavoneggiano disseminate lungo viali tortuosi, tra biancanevi e nanetti, elfi e cervidi. E' un batter d'occhio e si rabbuia e tutto si scolora a malapena si riconoscono i rilievi delle alture. La neve si rassoda sotto le suole sfrigola se calpestata. E' tempo di rincasare. l'andatura si fa incerta la visibilità difetta il lastricato è scivoloso. Lieo mi tallona corrucciato. Per sua natura passerebbe la notte all'addiaccio, come i suoi ascendenti, sotto il barbaglio della luce lunare fioca e debole di novembre.
Io e Lieo testo di Paulus
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