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Un uomo fu costretto ad attraversare il deserto nutrendosi
di quel che trovava.
Quando ormai pensava che la sua vita fosse finita, incontrò
un pastore che viveva ai margini del deserto in una rigogliosa oasi.
L’oasi aveva una fonte d’acqua fresca ed era ricca di vegetazione,
con palme e verde erba dove il pastore pascolava le sue pecore.
Il pastore lo invitò accanto al fuoco e lo rifocillò.
Mentre gli offriva cibo e acqua gli raccontò una storia.
Due uomini si trovarono in mezzo al mare impetuoso.
La loro imbarcazione era affondata a causa di una tempesta.
Uno di loro aveva un salvagente, l’altro no.
In lontananza apparve una barca che vide i due uomini.
Ma per uno dei due fu troppo tardi e morì affogato.
L’altro fu raccolto e gli fu salvata la vita.
Gli chiesero perché non avesse aiutato l’uomo senza salvagente.
-Perché il salvagente era mio, e lui non lo aveva -. Rispose.
Grato del sostegno, e per la caritatevole umanità dimostrata
dal pastore, vinto dalla stanchezza si addormentò.
E dal sonno passò alla morte.
L’oasi era un miraggio, un’illusione.
Le pecore erano lupi.
Il cibo era avariato e l’acqua era avvelenata.
A volte, per ingannarci, nei momenti di debolezza,
di vulnerabilità il diavolo si finge un buon pastore.
Un angelo.