L'incredibile destino di un marinaio bretone

scritto da betty
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sempre finali brutti, maremma!!
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Testo: L'incredibile destino di un marinaio bretone
di betty

L'incredibile destino di un marinaio bretone


“Non é l'uomo che prende il mare... é il mare che prende l'uomo” canta un testo di Renaud di alcuni anni fa.

Il blu smisurato e profondo delle acque, oltre la sua baia del Morbihan natale, aveva stregato Ivo fin dall'infanzia. Suo padre era un pescatore e partiva insieme ad altri pescatori bretoni ed altre imbarcazioni per lunghe campagne di pesca in Terra Nuova nell'alto Atlantico.
E lui da piccolo, andava a sedersi sugli scogli più lontani dalla riva, per aspettare il ritorno di quelli uomini duri e di poche parole. Guardava l'orizzonte di fronte ad ovest verso l'America e sognava. Sentiva sotto di sé l'infrangersi delle onde potenti e distruttive, che attaccavano la roccia friabile della costa. Respirava, con l'aria iodata, il gusto salmastro degli spruzzi alti. Passò così l'infanzia in mezzo a tutte la variazioni di blu che il mare si inventava a secondo delle stagioni e del clima.
Un blu abitato di grigio scuro, quando il cielo e il mare si confondevano in quella pioggia
leggera e penetrante, così caratteristica della sua Bretagna. Il blu celeste chiaro, quando il cielo decideva di illuminare le giornate fresche di primavera. Un blu scuro e denso, quando il mare si scatenava in tempeste furiose ed assassine che scuotevano i fari, lungo tutto il litorale.

Poi crebbe e diventò anche lui marinaio, era il suo destino …Cominciò molto presto come mozzo e fece, per un po', la vita di suo padre. Ma la voglia di conoscere sempre di più lo prese appena ebbe diciotto anni.
S'imbarcò sulle grandi navi che solcavano l'oceano, diventò un esperto marinaio di coperta, sempre sui ponti a manovrare con cordami ed ancore per ormeggi. Lo sguardo sempre attento ai minimi cambiamenti che il mare accennava e ai possibili pericoli che avrebbero generato questi cambiamenti.
Amava e odiava quel infido blu così indifferente alla vita degli uomini. Cambiò lavoro su molte navi durante la sua lunga vita. Conobbe navi da crociera e transatlantici, ma anche vecchie carrette del mare e veloci velieri.

Una notte di aprile di molti anni fa, era allora imbarcato su un lussuoso transatlantico, sulla rotta oceanica, mentre lavorava sul ponte di prua, vide arrivare, a grande velocità, un enorme iceberg, non ebbe neanche il tempo di gridare o dare l'allarme, una scheggia di ghiaccio, distaccatasi dalla massa galleggiante e piovuta sul ponte dopo l'impatto tremendo con la nave, lo colpì e fece esplodere la sua testa in mille frammenti che ricaddero in mare.

Il transatlantico si chiamava Titanic.


L'incredibile destino di un marinaio bretone testo di betty
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