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Ero in barca, in mezzo al blu,
e il cuore in gola l’hai messo tu.
Tutti dicevano “non lo fare”,
ma avevo un nodo da far respirare.
Non ti ho chiesto mai di lasciare,
solo un po’ più di amare,
ma mi hai chiamata “bisognosa”
come se l’amore fosse una cosa velenosa.
Ti ho amato con fame e spavento,
come un bimbo che cerca un momento,
di sapere che resta il genitore,
non solo il corpo, ma anche il cuore.
Con gli altri mai sono stata così,
ma con te, sì, mi mancavi, eccome se sì.
Mi hai fatto credere di essere pazza,
mentre io volevo solo una stanza.
Una stanza in te, non tutta la vita,
ma almeno una fessura aperta e pulita.
E tu oggi hai detto “ho capito” un po’ spento,
forse per vero, o solo per vento.
Ma io ero in barca, e il mare mi ascolta,
non sei più tu la mia ultima volta.
Mi libero piano, anche se fa male,
non sei tu l’amore che sa restare.