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S'era fatto l'imbrunire, e l'ultimo sole, brioso, avea omai lasciato le acque rilucenti fra l'eburne ghiaie, e la schiuma, presuntuosa, con il suo turchiniccio biancheggiare s'accorse presto così di non esser del mar la sposa, ma solo concubina, come sedotta e abbandonata pei marosi e destinata, a le piscinette dei granchi favolli cinte dalle aguzze guglie del tufo.
Tutt' intorno, tra i brulli costoni le agavi scabre e il rosmarino ne facean da corona; a monte invece v'era il mirto e v'eran pruni, e v'era il niveo fior del cisto el pugnitopo, la macchia s'espandeva di profumi e di colori; di lontano, il Dr.Weiss nel mentre auscultava quel suon di natura a guisa fosse un arcano respiro, e mirando assorto il librar d'una libellula dalle ali di cobalto sovra una minuscola e radiosa ginestra, sempre più s'immergeva nel voluttuoso pensiero di lei.
Anchòra ricorda di quella sera, che per trovar le giuste parole fece una piccola tappa da Gioele, il mercante di liquori, si gustò giusto un paio di shottini d' Agricanto, non importa pensò, un pò di coraggio liquido... E le rivolse parola: "Sei un angelo, vorrei sapere di cosa sa la tua bocca Ariel", lei con un soave e cherubico sorriso e l'alta crocchia al vento lo guardò e gli rispose: " sa di paradiso"; e riecco pel Dottore, colle labbra anchòra impiastricciate di cerase, il fragoroso crepitìo dell'onde, che si frangean su le ciglia ei ventricoli del cuore, echeggiando fra l'immenso cielo d'estate e un azzurro sospiro.