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Lo mio senno è stretto nello strumento
Sul qual m'ardisco per l'infausta conduzione
Della vita mia, disprezzato dall'armento
Di natural’essenze, ché la frigida ragione
Oppone me all'immensità crudele e parca
Di apprezzamenti a quelli che differiscono
Dalle normali eventualità, e che rimarca,
Contenta, le etereità a cui invan resistono.
Ah! quante cure son meste scivolate
Su candidissimi eburnei piani dalle dita
E han rimbombato devastanti, accarezzate
Dalla gentil brezza mattutina d'assopita
Voglia d'errar; e così ancora accomodate
Son le membra mie a rispianar la salita.