Contenuti per adulti
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Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Partiamo da un dato di realtà: tutti, prima o poi, dicono il falso.
Alcuni per delicatezza, altri per interesse, altri ancora per pura abitudine.
Ma pochi hanno la lucidità di farlo essendo pienamente consapevoli, e ancor meno lo fanno con quella leggerezza rinfrescante che ti rimane in bocca dopo una caramella alla menta.
Mentire sapendo di Mentine non è una falsità qualsiasi. È un'illusione voluta, quasi elegante.
Quella che pronunci quando sai esattamente cosa stai combinando, ma lo fai con un sorriso pulito e l'alito gradevole. Come quando tuo suocero ti chiede se apprezzi la sua torta di zucchine con cannella e un po' bruciacchiata; tu rispondi "deliziosa, mai assaggiata così buona". Non corrisponde al vero, e lo ammetti tra te e te. Ma lo dici lo stesso, perché in quel contesto la realtà sarebbe troppo cruda, e la tua piccola invenzione è in realtà un gesto d'affetto rinfrescato alla menta.
Le Mentine, nella vita quotidiana, servono a coprire l'alito pesante dopo un caffè o una sigaretta.
Ti regalano una patina di freschezza che non cancella quello che hai ingerito, ma lo rende più tollerabile per chi ti sta vicino. L'inganno, allo stesso modo, non elimina la verità, ma la rende più digeribile.
Raccontare il falso sapendo di avere una mentina in bocca significa non cadere nell'illusione di aver cancellato la realtà, ma semplicemente di averla addolcita abbastanza da poterla servire senza che nessuno si offenda.
Nella vita di tutti i giorni, siamo circondati da inesattezze che non percepiamo nemmeno come tali.
Il "sto bene" quando invece stai crollando. Il "non ti preoccupare" quando invece sei in ansia. Il "ci sentiamo presto" quando sai che non lo farai mai più.
Queste sono affermazioni opache, pesanti, senza mentina.
Quelle che lasciano un retrogusto amaro.
Dire il falso con la consapevolezza di avere una mentina, invece, è un'arte sottile: tu sai di stare alterando il reale, l'altro forse lo intuisce, ma nessuno dei due vuole rompere l'incantesimo. È una complicità. Come quando offri una caramella rinfrescante a qualcuno che ha appena lasciato scappare una mezza verità imbarazzante: non glielo dici apertamente, ma glielo fai capire con un gesto discreto.
E qui arriviamo al nodo: perché è importante essere coscienti di stare raccontando una storia diversa dai fatti? Perché chi lo fa senza accorgersene è un illuso. Crede alle sue stesse costruzioni, si perde in un labirinto di autoinganni. Chi invece è lucido mantiene un piede nella realtà. Sa che sta realizzando una piccola finzione, ma non ci abita dentro. La usa come strumento, non come rifugio. È come chi mastica una mentina dopo pranzo: non finge di non aver mangiato, semplicemente si prepara ad affrontare il mondo con un fiato più accettabile.
Pensa a una cena X. Questa persona davanti, ti mostra l'ultimo quadro che ha comprato, un trionfo di colori stridenti, e ti chiede un parere. Tu potresti essere sincero ("mi provoca un forte mal di testa"). Sarebbe onesto, ma inutile. Oppure potresti eludere senza nemmeno rendertene conto ("ma che meraviglia!"), e poi sentirti a disagio dentro. Oppure puoi alterare il vero con una mentina in bocca: "Ha davvero un suo carattere. Non avevo mai osservato niente del genere". Non è un complimento pieno, ma non è nemmeno una critica vera. È una mezza verità rinfrescata, così che la persona in questione resta compiaciuta e tu non hai tradito del tutto il tuo gusto.
È la mentina della diplomazia.
Un'altra angolazione: le Mentine sono minuscole, si sciolgono velocemente. Così dovrebbero essere le falsità consapevoli. Brevi, leggere, che non lasciano traccia. Il problema nasce quando una mentina diventa una gomma da masticare eterna. Quando una piccola deviazione dal vero si trasforma in un inganno strutturato.
Lì non c'è più freschezza, c'è solo appiccicosità. Raccontare il falso sapendo di avere una caramella rinfrescante è l'opposto dell'inganno patologico: è l'illusione che riconosce la propria natura effimera. "Ok, sto alterando i fatti, ma lo faccio per una buona ragione e tra cinque minuti sarà già dimenticato".
Come l'alito alla menta: piacevole, ma passeggero.
E poi c'è l'aspetto più sottile: le Mentine, a volte, le offri anche a te stesso. Quando ti guardi allo specchio e ti ripeti "oggi va meglio" pur non essendo vero, ma lo fai perché hai bisogno di quella spinta. È un autoinganno con mentina. Non risolve i problemi, ma ti dà il fiato per affrontarli. E in fondo, forse, è questo il senso più autentico: mentire sapendo di Mentine è l'arte di prendersi una pausa dalla realtà senza perdersi dentro. È un piccolo patto con la verità: la riconosco, ma la ammorbidisco appena per rendere la giornata più sopportabile.
Concludo con una domanda, come al solito.
Quante volte al giorno raccontiamo bugie false essendone consapevoli, e quante invece senza nemmeno accorgercene? E le nostre mentine, le condividiamo con gli altri o le teniamo tutte per noi?
Forse la prossima volta che senti una piccola deviazione dalla realtà, invece di arrabbiarti, chiediti se dietro c'era una caramella rinfrescante. Magari non voleva ingannarti, voleva solo alleggerirti la giornata.
O forse no? Ma è bello pensarlo!