Mi chiedo cosa sia per me la felicità e fatico a rispondermi. Scavo all'interno del mio cuore per scoprire ciò che realmente mi procura gioia. Subito mi danzano in testa ricordi leggeri, che riposano nella spensieratezza di tanta ingenuità. Una felicità capace di appagarmi tempo addietro; ma il vento del cambiamento che con la sua brezza niente crea, nulla distrugge e tutto trasforma, non smette mai di aleggiare lieve sotto i cieli del mondo e di fare ogni cosa sua vittima. Così cambiai anch'io, come la camicia di un anno fa, come l'albero davanti a casa.
Ciò significa che durante il nostro percorso terrestre, e quindi la nostra crescita come esseri umani, caratterizziamo ogni periodo di tale percorso con un diverso ideale di felicità aderente alla personalità, alle capacità cognitive, all'esperienza vissuta da noi fino a quel momento.
Potrebbe risultare un meccanismo coerente con la natura dell'uomo, che nasce, cresce e muore, soprattutto se si pensa che tale modo di perseguire non è proprio solo del singolo individuo, ma dell'umanità in generale come storia nel mondo. Nella storia sono stati infatti classificati dei movimenti artistici, filosofici, ma anche politici che credevano nei loro propri ideali, compresa la definizione di felicità; essi poi finivano per caratterizzare il pensiero dominante di quel determinato periodo storico. E così via, dal rinascimento all'illuminismo e poi verso il romanticismo... Così avviene nei singoli, così nelle masse.
Ora il fatto più drammatico, o se si preferisce ironico, è che una volta raggiunta la felicità sembra già non bastare più. Il vento non si arresta mai, e quella felice sensazione durata un momento è svanita nel nulla per non tornare più. Quello che ottieni grazie a tanto affanno, dopo poco tempo capisci che non è più adatto a te e che sei diventata altro, e quindi desideri altro. Voglia di fare, di vedere, di sentire. La curiosità ha sempre mosso l'uomo oltre i confini stabiliti per poi scoprire che non esistono confini, limiti segnati.
Ogni popolo vissuto in una"fase" della storia nel mondo, percepiva la felicità in maniera differente perché anche la realtà che li circondava veniva considerata diversamente. Insieme alla nostra capacità di pensiero, si evolve il nostro modo di vedere le cose; è importante quindi capire che il presidente Mattarella percepisce il mondo e le sue leggi in una via differente rispetto a quella intrapresa da Cesare e la sua gente. La realtà l'abbiamo fabbricata in massa, ed ogni individuo aderisce a questa visone anche se essa viene poi filtrata dalle particolarità di quest'individuo, come essere soggettivo. Scavando a fondo su tale concetto, troviamo che non esiste una realtà oggettiva, anzi non esiste proprio una realtà: è costruzione, finzione. Se quindi la realtà è fittizia, allora lo è anche la felicità in quanto entrambe plasmate dall'uomo e dalla sua specie. Basiamo l'esistenza su una favola Disney, dove giustizia viene fatta e tutti vissero felici e contenti: un mondo disegnato, un castello di carta pesta; ma nonostante ciò siamo stati educati a credere in tale realtà e nessuno mai si è preoccupato di spiegare la verità.
Ma forse in tutto questo scorrere guidato dal cambiamento, esiste una nozione, una pillola: una felicità minima ma universale, capace di appagare ogni uomo facendo astrazione da tutti gli elementi particolari. Purtroppo la risposta non si trova dietro l'angolo, e probabilmente solo un'equazione matematica potrebbe risolvere il caso. F=X , così potremmo chiamarla.
Felicità=X testo di Pensierolibero