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Lo destò una leggera brezza, delicata
Rianimandolo da un sogno strano e angosciante
Dove un Angelo, dalle ali nere e vestito di bianco
Se ne stava seduto accanto a lui, immobile
Con un grosso pugnale d’oro in mano
E la sua testa sorridente nell’altra
“Ecco la tua anima” sembrava stesse dicendo
“Peccatore, sono il tuo Diavolo”
Era la frase che riecheggiava arrogante
E con il sudore freddo in fronte
E l’umore irrimediabilmente turbato
Notò di essere il solo al suo capezzale
Forse conosceva la ragione dei suoi incubi
Ma la paura dell’eterna oscurità
Sovrastava l’euforia del bagliore roseo
Nel quale, ormai, non credeva più
E ogni mattina, al sorgere del sole
L’apprensione era la sua unica compagna
Angoscia, pene, dolori e agonie
Cordogliavano possenti il suo spirito
E senza che nulla potesse fare
Si rassegnò. Sono il Dannato, ripeteva
Mentre l’orologio, scoccando, diveniva il suo nemico
E l’ora dello strazio giungeva puntuale
Lui, coraggioso, l’affrontava a testa alta
Come un soldato combatte la guerra dei suoi giorni
Accomunati da un’utopica speranza
“Prima o poi finirà?”, si chiedevano
Ove tutto scorreva lentamente
E il cuore accennava sull’abisso
I bordi del tempo erano vicini
Con l’immaginazione quasi li sfiorava
Pensando se ne valesse davvero la pena
Se un giorno la Grazia avesse chiuso il cerchio
Se fosse tutto ritornato
E il destino avesse fatto il suo gioco
La speranza non muore mai
È ciò che dicevano i vecchi saggi
Questa è la tua strada, affrontala
È ciò che ci hanno insegnato
Anche quando l’onore vacilla
Affrontala, combattila e non te ne pentirai
Era come sostenere un lungo viaggio
Attraverso i Sette Mari sulla nave fantasma
Che mai si sarebbe fermata
Neppure nel più rigoglioso dei porti
“Riservarmi un posto al Sole”
Era il desiderio dell’Uomo dei Dolori