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Il tempo mi ha sempre intimorito, sia quello con la lettera maiuscola che minuscola. Fa paura ed è ovvio che sia così, non ha una misura, per quanto da sempre ci si affanni a definirlo, a stabilirlo. Non esiste a livello fisico, né come grandezza, me lo ripeto nei momenti di maggiore sconforto, implacabilmente.
(Te lo ricordi il mio nome?)
Sono anni che ormai dormo senza tirare giù le tende del tutto. Alle sei del mattino la luce è tenue ed è quanto basta. Dalla finestra sembra lattiginosa, dovrebbe essere notte, eppure è giorno. Per un attimo mi perdo, anche più. Quella luce. Il panorama delle mie immaginazioni. Alla fine anche quell’alba potrebbe essere lontana anni luce, come i pianeti, come Andromeda. Ma se la guardo per me esiste.
(Sto scrivendo delle mie interiorità più fragili, mi serve a tenere alte le mie spalle. Che tanto ti piacevano, che tanto toccavi e mordevi. Lo faccio perché, per ironia, non voglio rovinare tutto il bello che ho costruito e che costruirò).