che fatica

scritto da glor
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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scrivo sempre partendo da una base di realtà, poi ...
- Nota dell'autore glor

Testo: che fatica
di glor

Che fatica.
Che fatica starti accanto, che fatica essere la tua donna.
Ti amo, mi ami, di questo sono certa, di nient’altro.
Sono finiti gli anni in cui ti agognavo sempre solo per me, gli anni in cui volevo il tuo corpo, ma soprattutto volevo la tua testa, i tuoi pensieri, la tua anima.
Oggi so, oggi ho capito, che non mi appartieni, sei, come si dice, uno spirito libero, con quello che ciò comporta.
E, l’ho sempre saputo. Ma è difficile a vent’anni accettare che il tuo uomo, non sia tuo.
Oggi no.
Sei del mondo che ti circonda, sei della tua arte, sei delle donne che ti vogliono, che t’infastidiscono, ma a cui non ti neghi.
Non importa se al mattino non sei nel mio letto. Sei sempre fuori, per lavoro o altro, in fondo, quando questa è stata davvero la tua casa?
Poi arrivi, senza avvertire, stupito che io non ci sia, stupito che ci sia una festa, stupito che ci sia un uomo…offeso e furioso.
Ma, alla fine quando gli occhi finalmente s’incrociano, quando le bocche finalmente respirano insieme, e le nostre mani cercano le mani dell’altro, allora ti plachi.
Sono attimi, ore preziose, da custodire, da ricordare.
Gocce di felicità pura. La mia vita si ferma.
Dalle tue labbra rotolano veloci racconti, storie, preghiere e amore.
Non so in quale ordine, non riesco ad ascoltarti, troppo distratta dal tuo corpo, che mi cerca, dal tuo odore, che mi penetra nel cervello, dal tuo desiderio, che sembra non saziarsi mai.
E poi, quel ripetere mille volte: “sei contenta che sono tornato?” Sì, sono contenta, basta non pensare che ti fermi un’ora, un giorno, una settimana.
E poi, ti fai una doccia, e mi vuoi con te, e sei dentro di me, che ansimi, e io grido il mio orgasmo, come una dichiarazione di possesso.
E poi, vestirsi, per un evento, per una mostra, per una serata. E mi sfoggi, con orgoglio, sono bella, e mi tieni sempre una mano sulla schiena, o sulla spalla, come a rivendicare il tuo territorio.
Ma non ti appartengo.
Siamo insieme, adesso, solo questo conta, o no?
Come ho fatto ad adeguarmi, ancora me lo domando. E non trovo risposte.
Il piacere di guardati, mentre dormi, è impagabile. I tuoi tratti così distesi, sembri un bambino, sembri sereno. E non lo sei mai.
Sono i momenti in cui ti amo di più, quando non parli, quando non mi tocchi, quando non devi dimostrarmi niente, quando non devi mentire o fingere.
Quando, sei ciò che vedo. Null’altro.
Non mi inquieto più, con le amiche, che mi mostrano fotografie, che mi leggono articoli di giornale, che mi aprono gli occhi sulle tue frequentazioni, presunte o reali.
Vedo i tuoi spettacoli, m’inebrio della tua voce, godo del tuo talento, e me ne approprio.
Mi parli di Dio, dei tuoi sogni, di come vorresti essere e non sei, piangi.
Non so con chi giaci, in questo o quel letto, non m’interessa, so di possedere la tua anima. Non la stringo fra le dita, ma mi riempie come un’onda benefica. Se ci sei, accarezzo le tue spalle, meravigliose, virili, nodose, se non ci sei mi faccio travolgere da quel flutto, mai banale.
I giorni insieme sono doni, per entrambi, intensi, folli, così pieni di vita che mi lasciano sfinita.
Non mi chiedo mai se sono felice, non lo chiedo neppure a te, ho paura delle risposte.
Ma tutte le volte che ho conosciuto altri uomini, ho fatto paragoni, e ho smesso di frequentarli.
Ne esci sempre vincente.
che fatica testo di glor
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