La vivace lucidità di Vargas Llosa.

scritto da Eangeloni
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di Eangeloni
Ea
Autore del testo Eangeloni
Immagine di Eangeloni
Ea
Vargas Llosa è una voce quasi isolata ma sincera per la libertà. Un liberalismo che, se vuole evitare tautologie ed aporie, deve fare i conti con storicismo e scetticismo.
- Nota dell'autore Eangeloni

Testo: La vivace lucidità di Vargas Llosa.
di Eangeloni

Mario Vargas Llosa, grandissimo narratore, autore di indimenticabili affreschi della società sudamericana, è anche un bravo critico letterario. Ma qui ne parlerò come saggista politico, aspetto meno noto, ma non da sottovalutare.
Egli scrive "La llamada della tribù" nel 2018 e vi conduce un dialogo serrato con i pensatori liberali. Adam Smith ha un linguaggio chiaro, diretto e coinciso e non usa espressioni barocche. A pag. 37 afferma che secondo Smith la stabilità della società si ha rispettando le diversità. Smith ha una simpatia naturale verso lo straniero, mentre a pag. 42 viene concluso che, se l'etica è individuale, c'è differenza tra comunità etniche ed istituzioni sociali. Le polemiche di Smith si calmerebbero in un contesto Keynesiano.
I demoni dell'incomunicabilità attenuano il loro potenziale distruttivo se lo straniero è accolto come essere umano, come insegna Kant.
Il secondo filosofo esaminato è Ortega y Gasset, autore nel 1930 di "La ribellione delle masse". il popolo ha un'ideologia comune, come si capisce dall'arte, dai drammi, opere, novelle, insomma da tutto quanto crea una Storia e arricchisce le problematiche sociali. Con Debussy, Mallarmé, Pirandello nasce il post-moderno, che rimuove le basi fondanti che avevano caratterizzato la nascita delle nazioni. Secondo Ortega "Debussy disumanizza la musica" e "Mallarmé annulla la vitale risonanza del verso". Pirandello sostituisce alle persone reali pure idee o pallidi sostituti.
A pag. 79 egli afferma che così si è avuta "la sostituzione di prodotti artistici genuini con versioni stereotipate e meccaniche", in ogni caso di cattivo gusto.
Ortega con il linguaggio di oggi sarebbe considerato un populista, perché credeva nel ruolo di guida delle élite. Più che un liberale, sarebbe un dirigista volontarista o un programmatore socialista.
Quindi viene considerato Hayek, in particolare rispetto a Keynes. A pag. 104 si definisce l'economia keynesiana come un assistenzialismo in grado di correggere gli errori del laissez-faire. Insomma, Hayek è un grande interprete laico delle forze scatenate dal mercato, ma non si accorge che il suo illuminante e appassionato discorso si basa su tautologie. Anche se Ortega si contraddice spesso e volentieri, la sua è una fiera polemica contro il post-moderno, ma traspaiono molte mezze verità che oggi chiameremmo fake news. Radicare Smith all'interno del Kantismo è più moderno degli eleganti ma sterili principi di Hayek.
Quindi si passa alla "Società aperta e i suoi nemici" di Popper, che cade nelle stesse aporie di Hayek, quando accusa Marx di tribalismo, o Hegel di ciarlataneria, o Platone di totalitarismo. Ma il discorso dell'approccio alla realtà diventa più sfumato, se Popper si degna di stipulare qualche compromesso con lo storicismo o con il positivismo. Ortega ritiene la Storia di un popolo composta dai suoi fattori culturali, emotivi, filosofici, e la burocrazia di conseguenza è costretta a ragionare come Hegel, Aristotele, Platone.
Popper in realtà era meno rigido di Hayek ed aveva il gusto del paradosso, cosa che lo portava a mettere in discussione molte tesi scontate. Egli in "Congetture e confutazione" si oppose duramente contro chi considerava esauriti i problemi filosofici, questione che portò avanti finché non si scontrò con l'attizzatoio brandito da Wittgenstein.
Scrive Vargas Llosa a pag. 174 che "la storia non ha ordine. logica, una direzione razionale che gli economisti, i sociologi, le possono dare in anticipo con le loro previsioni. La storia la organizzano gli storici, essi la rendono coerente ed intellegibile, grazie all'uso di punti di vista sempre parziali, soggettivi come la creazione artistica". Egli è un ammiratore di Kafka perché "la delicata materia che forma la psicologia, la struttura animica profonda del sociale, non può essere abolita o rimpiazzata da una rivoluzione".
Quindi Roland Barthes sostiene come Ortega che c'è libertà solo fuori dal linguaggio, cioé a contatto con miti e tradizioni di un popolo. Aron è vicino alla filosofia tedesca (Dilthey, Simmel, Husserl, Heidegger, Weber. in una Francia che pullulava di estremismi, egli era per una via mediana e fautore di un'etica scettica. Suoi maestri furono Montesquieu e Tocqueville.
Per Aron, che aveva resistito a Stalin ed Hitler, i salotti del 68 erano poca cosa e fu abbastanza amico di Sartre.Se il marxismo non era completamente un ferro vecchio, certamente ha consentito a molti di fare carriera.
La vivace lucidità di Vargas Llosa. testo di Eangeloni
3