È notte, dopo il frastuono diurno, la città riposa nonostante il rombo delle auto di grossa cilindrata che sfrecciano a folle velocità, interrompendo il cupo silenzio che avvolge un quartiere periferico del Sud Italia, precisamente del Cosentino, dove sono evidenti i segni di abbondono e di degrado ambientale. Proprio in questa zona, sempre di notte, arrivano camion che scaricano fusti dal contenuto di provenienza sconosciuto e pertanto sono frequenti i fenomeni di autocombustione che con il loro fumo, trasportato dal vento, invadono le case di quel quartiere dove invano gli abitanti protestano e chiedono l’intervento delle istituzioni per far bonificare la zona.
Proprio in quel quartiere, al terzo piano di una modesta palazzina, una luce a led a basso consumo energetico che ha soppiantato, oramai, la lampadina tradizionale, illumina un angusto spazio di pochi metri quadrati in cui fa da padrone un fitto disordine e un’assurda confusione; oggetti sparsi per il pavimento, vestiti gettati alla rinfusa su un pc di ultima generazione, quasi difficile a vedersi se non fosse per la lucina lampeggiante della batteria scarica. Sul comodino non poco distante si intravedono un tablet e un cellulare che vibrano continuamente per l’arrivo di tanti messaggi e di tante notifiche, campanello d’ allarme di un vuoto interiore celato dietro un vasto mondo digitale che diventa una prigione per una adolescente come Marta.
Marta è una ragazza semplice, longilinea, con lunghi capelli biondi, occhi azzurri, viso tirato e labbra carnose che nervosamente comprime.
E’ una ribelle, ma spesso avverte un notevole senso di disagio quando si approccia con gli altri. Dopo la morte del padre, è sempre in disaccordo con la madre che tenta di aprirle gli occhi e di non farla relazionare solo attraverso l’utilizzo del web. Ella, però, sta vivendo un periodo di profondo pessimismo e scoraggiamento, che purtroppo è tipico della sua generazione che si autoinfligge pene e condanne senza colpa e che trova conforto solo scrivendo i propri stati d’ animo in mille caratteri su un mezzo telematico, condividendoli sui social network.
Marta decide così di crearsi un profilo fake che non ritrae affatto la bella e timida ragazza qual è, trasformandosi in una vera e propria “leonessa da tastiera”, dandosi il nome di Roshelle.
All’ inizio trova un sacco di follower, si diverte con i like e il personaggio superficiale e rivoluzionario che è diventata sul Web piace tanto. Conosce Mike che vive nella caotica e scombussolata Londra, con il quale instaura una relazione a distanza nel giro di pochi mesi. Mike poco tempo dopo, avendo appreso che lei cerca lavoro, la invita a raggiungerlo a Londra, dove di sicuro le potrà trovare un impiego soddisfacente. La ragazza avrebbe accettato qualsiasi genere di lavoro, purché non avesse a che fare con materiali cancerogeni e nocivi che le avevano portato via il povero padre, inconsapevole dei danni che potevano causare sulla propria salute.
Come tanti Millenials, ragazzi della sua generazione, etichettati come digitali che mangiano cibi bio, usano lo Sharing Economy e che solo all’ estero trovano lavoro, decide di partire!
Marta nonostante le sue titubanze, si fa coraggio e per la prima volta incontra Mike che virtualmente le piaceva molto, anche se aveva avvertito qualcosa di strano in lui.
Alla stazione metropolitana, non viene riconosciuta subito e perciò si avvicina al ragazzo a passi lenti e timorosi, ponendogli nelle mani la sua reale carta d’identità e non quella che aveva pubblicato sulla bacheca di Facebook.
Mike, stupito per tale scoperta, decide comunque di ospitarla a casa sua, garantendole alloggio e una sistemazione sicura…sicura si fa per dire, in quanto la grande macchina del computer che prima aveva camuffato la sua vera personalità ora le aveva permesso di capire che il ragazzo di cui tanto si fidava era in realtà un malato pedofilo che perseguitava molte ragazze, entrando e spiando i profili social di queste ultime. Inoltre, nel tempo viene a conoscenza che il padre era a capo di una catena di fabbriche che rilasciavano sostanze di scarto, alquanto inquinanti nel fiume Tamigi e che coloravano il cielo di Londra di un grigiore sempre più oscuro.
Marta si trova, così, in grave pericolo, Mike non solo metteva a rischio l’incolumità della giovane e delle altre vittime, ma bensì inquinava anche l’ambiente.
Fatte queste scoperte, Marta capisce che deve sfuggire a Mike, attua un arduo piano di fuga e riesce a prendere il primo volo per l’Italia. Ormai al sicuro sull’ aereo, ripensa all’ orribile tunnel da cui era uscita, si ricorda le struggenti parole della premurosa madre e non vede l’ora di ritrovarsi con lei.
L’ aereo fa scalo a Lamezia Terme e con una navetta Marta raggiunge il suo paese natale odiato ma, allo stesso tempo, tanto amato perché c’è mamma Teresa, donna troppo apprensiva e iperprotettiva che a volte sembra togliere il respiro. Durante il tragitto pensava che cosa dirle e come sarebbe stato il loro incontro, un po’ come in quella “parabola del figliol prodigo”, dove il padre fa festa al ritorno di quel figlio ingrato che aveva sperperato le sue ricchezze ma, poi, comunque ritrovato.
Mamma Teresa nel vederla, la stringe forte tra le sue braccia e guardandola negli occhi vede il suo reale pentimento per quella fuga.
Con il passare dei giorni la madre si rende conto che Marta è assalita da una forte inquietudine ma ha paura di sbagliare ancora una volta e aspetta che a parlarne sia proprio la figlia.
Marta, prende coraggio e racconta alla madre quanto è accaduto con Mike, perché continuava ancora a minacciarla sul web, così pensa che debba essere punito per non continuare a fare del male anche ad altre ragazze. Accompagnata dalla madre, sporge denuncia alle autorità che in collaborazione con l’INTERPOOL di Londra, riescono ad arrestare Mike, rendendo l’animo di Marta finalmente libero da ogni paura e ipocondria.
Ormai quella brutta esperienza è solo un lontano ricordo. Intanto fuori dalla finestra le arrivano gli schiamazzi della folla che ancora una volta protesta nel suo quartiere per quel degrado ambientale, decide allora di unirsi alla manifestazione, convinta ora del fatto che tutto possa cambiare perché la vita comincia a sorriderle!
La possibilità di conoscere e comunicare a distanza o raggiungere l’altro capo del mondo in poche ore, non ci può ripagare dei tanti danni all’ambiente e dimenticare il vero valore civile e comunitario e la salvaguardia della salute che ogni giorno viene messa a repentaglio, con i tanti mezzi tecnologici che noi utilizziamo.
Oggi se non abbiamo lo smartphone, le scarpe firmate all’ ultima moda, il più recente gadget inutile lanciato dal marketing, ci sentiamo vecchi, disadattati e superati.
L’ideale sarebbe trovare un giusto equilibrio tra noi stessi e il mondo che ci circonda perché la vera felicità sta nel vivere secondo natura insieme ai nostri simili, rendendola, più facile grazie ai social e alle fibre ottiche, ma senza rincorrere spesso al movimento perenne dell’indice sullo schermo alla ricerca di stimoli effimeri.
Alla ricerca di noi stessi testo di Lili Marleen