Lecca il mio fardello, succhia il liquido amniotico
femmina d'una vita, bella che mi hai fatto nascere,
infierisci, toccami il prepuzio dell'anima,
il capezzolo del seno ludico.
Penetrami fino in fondo al viale, sporcami del tuo
maestrale, belami dell'animale che si nasconde in me,
ruggiscimi della belva che mi strazia,
del lupo che scodazza.
Bevi il mio latte acido, portami sui tuoi seni postumi,
squillo senza pena, pene senza scena,
voragine di carne, testa di caucciù e madreperla,
pasta di ragù e mortadella.
Lecca le mie ferite, guaisci prostituta magica,
apri le gambe dell'aurora, ingoia
vulva di terra, ingoia il membro della Camera,
ingurgida il fallo del terzino sinistro.
Clito-ride, ed è glande, molto glande la sua allegria.
E se ti sembro eretico non crederci, sono ascetico
ermetico, esotico, e pure simpatico.
Erotica testo di Italo Rapacciuolo