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A lungo ho girato per riviverti e riviverci
di eterea forma sulle tappe che solcammo.
Nell'ora serale più bella, agli asoli di un bastione
per le scolaresche questioni e l'incanto
Colorato dello stanco che intanto volge alla tana,
Un poco tace la guerra.
Ma l'illusione manca e restituisce l'oscuro
il permeante spettro che imperterrito gorgoglia
Le parole del marchiato e perpetuo dolore.
Tu solo sei il sigillo della quiete
Occulta dietro al malchiuso portone.
Vagabondando ritorna alla mente il tempo,
E ci ospitava il legnoso passaggio
Dallo specchio attraversato, dove si rifà l'azzurro.
Ivi, sporgente immagino il tuo volto dei giorni andati:
Tu che negli occhi hai la notte stellata
E nella mano il cuore di un poeta;
Tu, mio magnifico passato
Che oramai appartieni ad altri.