Nonsense#
L’interno di un aereo, sta decollando, l’aereo, non l’interno, o meglio, anche l’interno.
Una ragazza carina e solare, nota un uomo che la osserva con un sorriso radioso.
Ricambia il sorriso.
Osservandolo meglio, però, nota negli occhi dell’uomo, un lampo malvagio, diabolico.
L’uomo continua imperterrito a sorridere.
La ragazza sente salire l’inquietudine, che, pian piano monta, fino a diventare panico.
Rimangono così, zitti, si guardano qualche istante, l’uno sorridente, l’altra terrorizzata.
Quando, la ragazza distoglie lo sguardo dall’uomo, nota che, tutti i passeggeri e le due hostess, la guardano con la stessa identica espressione dell’uomo, lo stesso sorriso malvagio.
La ragazza ha un sussulto e si mette a urlare.
Arriva a casa, porta una busta della spesa.
È benvestito, ha un completo blu scuro e camicia bianca.
Gira la chiave nella toppa ed entra.
Va a mettersi in tuta e si prepara un panino, con prosciutto crudo e formaggio.
Va fuori ad innaffiare le piante.
Mentre canticchia innaffiando l’oleandro, butta un occhio nella finestra di fronte.
Improvvisamente impallidisce.
Lui stesso, si sta osservando dalla finestra di fronte, con un’espressione disperata sul viso.
Subito l’espressione cambia, diventa prima rabbiosa, poi scoppia in una risata fragorosa, che sembra non finire mai, rosso a forza di ridere, si mette a ballare il valzer e a indicare la copia di se stesso, attonita, sul balcone di fronte, come ad un immaginario interlocutore.
Gli casca l’innaffiatoio di mano, si precipita in casa. Abbassa le tapparelle, si versa un bicchiere di vodka e si siede sul divano accendendosi una sigaretta.
Non sa cosa pensare, allucinazione, tumore al cervello, scherzo, follia…..
Suona il videocitofono, lo fa sussultare.
Va a vedere, lui è la sotto, davanti al portone, che ride e getta coriandoli, ballando.
Nessuno dei due, dice una parola.
Suona il telefono; - è ora -, - come scusi? -, - hai capito, non serve che ti dico chi sono vero ? –
- no -
- bene, ho memorizzato il volto, non serve che mi dia la foto -
- quando farà il lavoro ? -
- non lo so ancora, devo studiare le abitudini del bersaglio -
- ecco, qua c’è l’anticipo che mi ha chiesto -
- per il resto, ha già le coordinate -
- sicuro, quando riceverò il biglietto d’auguri porterò i soldi nel posto che mi ha detto - .
- bene, da ora, ogni contatto tra noi due viene tagliato. questa sarà l’ultima volta che mi vedrà se sarà puntuale, la penultima se non lo sarà -
- grazie, addio – e si danno la mano.
Il sicario scende dall’auto e sa le sulla sua.
Il cliente parte senza fare alcun cenno.
Il sicario sta seguendo il bersaglio, è entrato in uno strano teatro, dove altro non c’è, che proiezioni di assurdi disegni, senza alcun significato, senza commenti, senza musica, solo quello.
Alcuni degli spettatori, sembrano in catalessi, recitano una litania senza senso, fatta di parole inventate.
Il sicario si sente a disagio qua dentro, decide di attendere fuori.
Prende un cappuccino in un bar, dal quale può tenere d’occhio l’ingresso del teatro.
Si domanda qual è il senso dello spettacolo a cui ha appena assistito, se ha un senso, se non è una di quelle cagate new age per favorire la meditazione, non c’era nemmeno una locandina recante di che cazzo di rappresentazione si tratta.
Dopo un bel po’ di tempo, esce il bersaglio, sale sulla macchina e parte.
Il sicario lo segue a breve distanza, sta, evidentemente andando a casa.
Il sicario decide che, se si presenta l’occasione buona, lo farà ora il lavoro.
Ecco, la via è vuota, parcheggia la macchina poco più avanti, la lascia accesa.
Scende, va verso il portone dell’uomo.
Lo secca mentre inseriva la chiave nella toppa, con la pistola silenziata.
Torna in auto, leva il passamontagna e parte.
Arriva vicino al fiume, getta la pistola in acqua e riparte.
Si ferma davanti ad una buca delle lettere e infila il biglietto d’auguri.
Non riesce a inserirlo, il biglietto casca per terra, l’auto rimane accesa, fin quando non si consuma la benzina.
Dell’uomo, nessuna traccia è rimasta.
È la sesta ripresa, è cotto, sta per andare giù, ma non vuole andare giù. Sta facendo appello a tutta la sua forza, per resistere alla pioggia di jeb, diretti e ganci.
Il suo avversario ghigna, lo sbeffeggia. Dall’angolo arrivano consigli e incitamenti.
Si avventa sull’avversario, sputa il paradenti, gli addenta la trachea. L’avversario lo tempesta di pugni e cerca di spingerlo via.
L’arbitro, quando si accorge di quello che succede, cerca di tirarlo verso il suo angolo, ma, non lo smuove di un centimetro.
Chiama aiuto.
Quando riescono a staccarlo, viene via pure la trachea.
L’arbitro e le guardie giurate lo tengono fermo.
L’altro pugile tenta di respirare, dalla gola gorgogliante esce copiosamente il sangue, due infermieri lo caricano su una barella e lo portano via.
Il campione è tenuto fermo, un medico gli inietta un sedativo.
Sorride con la bocca sporca di sangue.
Dissolvenza.
In tutto il mondo, in ogni paese, sono stati montati enormi palchi nelle piazze.
L’evento è stato pubblicizzato come L’EVENTO. Un po’ vago, ma d’effetto.
Su ogni palco si esibiranno stelle e sconosciuti, comici, ballerine, cantanti.
Suona un telefono.
Si vede un braccio, con giacca blu e anello di un materiale ignoto.
- sì ? -
- do ordine di partire con lo show ? -
- sì, è ora -
in ogni paese, su ogni palco, parte lo spettacolo, davanti a folle o a gruppuscoli a seconda della popolosità del luogo.
Sale sul palco, tra il delirio, se sapessero chi è e cosa sta per dire loro, non sarebbero tanto entusiasti.
La cosa più strana, è che è ovunque, su ogni palco.
barlumi di nonsense testo di kurtz