Il teatro inglese medievale ed Everyman: la morte

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Il teatro inglese medievale ed Everyman: la morte come insegnamento
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Testo: Il teatro inglese medievale ed Everyman: la morte
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Il teatro inglese medievale ed Everyman: la morte come insegnamento

Il teatro inglese medievale rappresenta l’unica forma di letteratura che ha lasciato traccia di se negli anni tra il 1400 ed il 1499. Le prime rappresentazioni note come Mistery Plays sono state diffuse grazie ad attori improvvisati che cercavano fortuna nel teatro itinerante. Le recite venivano allestite su carri allegorici (pageants) sulle piazze o nelle strade, spesso si cercava di recitare temi biblici, altre volte si cadeva nel volgare, il pubblico - per lo più passanti incuriositi - gradiva tali rappresentazioni ed alla fine non esitava a far cadere qualche moneta nel cappello per le elemosine che un ragazzo faceva girare tra i presenti. Coloro che allestivano queste semplici rappresentazioni erano spesso gruppi di vagabondi girovaghi, nomadi, che trovavano un certo guadagno nell’improvvisazione, il teatro era il mezzo che meglio si prestava, essi non avrebbero mai pensato di dare i natali al grande teatro inglese!!. Alle Misteries seguirono le Morality Plays, rappresentazioni mature, con un tono serio, ufficialmente prodotte dalla Chiesa, venivano rappresentate all’interno di chiese o cattedrali, il pubblico era scelto e ristretto, il linguaggio elaborato e radicato nella cultura del tempo. Ci sono maggiori testimonianze a loro favore ed anche diversi testi, le Moralities sono storie senza tempo, rappresentazioni che nascono dall’analisi dei Vizi e delle Virtù umane, con personaggi allegorici identificati come Beauty (bellezza), Mankind (umanità) Death (morte) e tanti altri. Il tema centrale è la lotta tra il bene ed il male e le origini di questo secondo ciclo derivano dal tema della danza macabra (motivo dell’irruzione della morte nella vita dell’uomo e del terrore che provoca la condanna dei peccati) e dalla tradizione dell’Ars Moriendi (motivo del viaggio e del rito di purificazione nella certezza finale della redenzione).
Per il ciclo delle Moralities vorrei soffermarmi su una in particolare dal titolo Everyman : Everyman, Ognuno, è in ogni uomo, è un essere che ha sempre vissuto una vita radicata a certezze e beni materiali, che non ha pensato che al proprio benessere ed a quello dei propri cari, che ha amato la vita e tutto quella che la vita gli ha dato…ma cosa potrà pensare e dire Everyman quando all’improvviso e senza avvisare troverà davanti a sé Death, Morte? Il pubblico sembra comprendere che quel personaggio che si trova in scena è Death, Everyman finge di non capire, non ha il coraggio di ammettere quello che gli sta succedendo. Death è per Everyman il primo educatore, la prima guida che lo porterà a Dio, Death ripercorre il suo passato, la sua vita trascorsa, si presenta dicendo di essere un messaggero mandato dal Signore, e per chiarire ulteriormente la propria identità dichiara senza esitare:

Death: I am Death, that no man dreadeth
For every man I rest and no man spareth;
For it is God’s commandement
That all to me should be obedient

[trad. it.: Sono Morte che non rispetta nessuno. Arresto tutti, non ne risparmio alcuno. Dio comanda che tutti mi obbediscano.]
Everyman adesso non può continuare a fingere, cerca di rimandare quel momento e la sua vita perde di significato, le proprie certezze svaniscono, Everyman ragiona ancora come chiunque sia legato profondamente ai valori terreni, il suo è un dialogo con la morte che diventa poi un’intervista di Morte a Everyman che si apre con una negazione per lasciare posto alla rabbia fino ad una finale rassegnata accettazione. L’abbandono di Fellowship (Amicizia), Kindred (Parentela) Goods (Beni) e tanti altri rappresenta la verità il distacco doloroso e crudele. Everyman deve riconosce i suoi peccati ed abbandonarsi alla speranza ed al pentimento, non gli resta altro che confidare in Dio: al suo fianco restano solo Wisdom (Sapienza) e Good Deeds (Buone Opere) che nel finale svaniranno con lui Everyman, Ognuno.
Ricordo di aver assistito nel 1997 ad una moderna rappresentazione di Everyman ad opera della Royal Shakespeare Company all’Other Place Theatre di Stratford-upon-Avon: Everyman vestito in modo formale con oggetti e gadgets moderni ad indicare ricchezza e potere, una figura forte e sicura, che si compiace del suo bell’aspetto e della sua vita di successo. Questo rappresenta l’uomo, l’umanità il cui dramma consiste nel trovare il coraggio di rinunciare ai valori terreni, effimeri, al successo, ai simboli, alle etichette, al fascino……Everyman in giacca e cravatta perde forma e significato una volta che la vita gli volta le spalle, gli amici lo abbandonano, le ricchezze svaniscono e Death lo chiama.


Daniela Canovaro



Bibliografia:
Anonimo, Everyman, A.C. Cawley editore, in Everyman and Medieval Miracle Plays, London, 1977
Anzi, A., Storia del teatro inglese dalle origini al 1660, Giulio Einaudi Editore, Torino 2000.
Ariès, P., Western Attitudes Towards Death, Baltimore and London: The John’s Hopkins University Press, 1974.
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