SENTIRSI PARTE DELL’UNIVERSO
Carissimi tutti,
vi voglio raccontare una bellissima esperienza capitatami giusto stamattina.
Visto il lavoro che faccio, ho la fortuna di poter fare le ferie quando gli altri lavorano.
Oggi è, appunto, una di quelle giornate, fortunatamente tersa, soleggiata e dalla temperatura mite, decisamente primaverile. Non avendo particolari impegni, decido quindi di inforcare la mia city-bike e di avventurarmi verso la campagna, per i sentieri a me ben noti, visto che sono anche una brava guida cicloturistica. Pedalo per circa due ore, senza rendermi conto del tempo che passa, totalmente immersa nel profumo degli alberi in fiore, nel rumore dei ruscelli e nel cinguettio degli uccellini che si ricorrono di ramo in ramo. Sopra di me il cielo è blu, sgombro di nuvole, l’aria è così tersa che mi sembra di allungare una mano e toccare le montagne, le cui cime più alte sono ancora ricoperte di neve.
Dopo circa 25 chilometri decido di ritornare verso casa, e mi fermo a fianco di un piccolo oratorio per mangiare un pacchetto di cracker e bere un po’ d’acqua dalla mia borraccia. Di fronte a me c’è una fattoria, vedo un uomo sistemare degli attrezzi agricoli in un angolo del cortile, poi vedo una giovane donna (forse la moglie) uscire di casa con un grembiale sollevato in grembo. La osservo raggiungere senza fretta il centro della corte, chiamare a gran voce le galline che, come ad un segnale convenuto, la raggiungono subito festose da qualsiasi angolo del giardino. La donna prende dal grembiale manciate di grano e lo sparge tutt’intorno con un ampio gesto della mano.
Mi sorprendo a riflettere sull’antichità e sulla sacralità di quel gesto, ripetuto chissà quante volte da chissà quante donne prima di lei, rimanendo immutato nel corso dei secoli senza che il progresso umano lo abbia minimamente intaccato. Non so il motivo, ma l’ho associato all’allattamento al seno del bambino, forse perché si tratta di un altro gesto che il progresso tecnologico non è riuscito ad intaccare, e conserva così intatta la sua atavica serenità.
Il rintocco lento e lontano di una campana, alla quale in breve tempo se ne aggiungono parecchie altre situate a distanze diverse, mi distoglie dai miei pensieri. Mi guardo attorno e mi rendo conto di essere in mezzo ad una vasta pianura costellata di vari campanili, corrispondenti ognuno a diversi paesi. Li conosco tutti quei campanili, so dare un nome a quei villaggi a cui appartengono, alcuni me li sono appena lasciata alle spalle, altri mi indicano la via che dovrò seguire per tornare a casa, tutti insieme mi dicono che è mezzogiorno, riportandomi al tempo in cui la giornata delle persone era scandita dal suono delle campane. Osservo ancora il cielo blu, guardo le montagne coperte di neve sullo sfondo, e all’improvviso mi sento a casa, mi sento parte di qualcosa di enorme, di grandioso: mi sento parte dell’universo!
SENTIRSI PARTE DELL'UNIVERSO testo di caterina