a) Una bambina mi si avvicina, mi chiede un palloncino pieno d’elio. Vuole quello più grande che ho, lo indica col ditino. Dice che vuole salutare la nonna dalle nuvole. Le hanno detto che è andata in cielo. Le porgo l’enorme palloncino e lei inizia a staccarsi da terra, i passanti la guardano, un misto di stupore e preoccupazione nell’aria. La bambina sorride e seguita a salire, oscilla come un pendolo senza appiglio, vola come una foglia soffiata via, saluta, sorride. Agita le mani, in cielo, saluta la nonna. Elabora il lutto, a modo suo. Gioca con le nuvole. Chissà cosa si prova a rimanere appesi al vento, senza alcun peso da sopportare. Vedere lo sfondo che si allarga e divora le figure, fino a un attimo prima distinguibili. L’enorme palloncino comincia a sgonfiarsi e la bambina inizia la dolce discesa, al ralenti. L’impatto al suolo, la caduta, gli occhi ancora puntati verso il cielo. Mi saluta, se ne va, si dissolve come una visione di una manciata di secondi.
b) Il volo: un sogno seguito da sempre, una sfida estrema alla natura. Cosa lasciamo a terra quando saliamo su una mongolfiera, quando decolliamo con un aereo? Da quale peso fuggiamo? La sfida tecnologica, un pretesto per recidere il cordone ombelicale con il suolo, rimanere sospesi, spezzare alcuni legami per un tempo imprecisamente limitato. Scappare, eroicamente, da qualcosa, consapevoli che ne verremo riacciuffati. Il velivolo è un mezzo per raggiungere l’emozione istantanea, l’armonia del cielo lontana dal caos della terra, la libertà della fluttuazione lontana dalle catene della gravità. Poi l’atterraggio, la dissolvenza, il suolo sotto i piedi, la forza peso che ci schiaccia a terra, fino al prossimo volo, almeno.
L'arte del volo testo di honeyboy