COME TI RISTRUTTURO L'AZIENDA (PARTE TERZA)

scritto da Baldo32
Scritto 15 anni fa • Pubblicato 15 anni fa • Revisionato 15 anni fa
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Testo: COME TI RISTRUTTURO L'AZIENDA (PARTE TERZA)
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COME TI RISTRUTTURO L’AZIENDA (PARTE TERZA)
L’INCENDIO
Un sabato una mano ignota diede fuoco agli uffici degli impiegati, o quali il lunedì
trovarono il soffitto bruciacchiato e con le travi cadenti, le scrivanie corrose dalle fiamme, le macchine da scrivere piene di segatura, le tapparelle pericolanti.
Subito venne nominata una commissione d’inchiesta e l’ufficio legale mandò sul posto alcuni periti per la valutazione del danno ai fini dell’assicurazione contro gli incendi.
Gli impiegati superstiti furono costretti da quel momento a vivere come i baraccati del terremoto di Messina, o - se preferite - quelli del Belice, che fa lo stesso.
Infatti non fu possibile porre mano alle riparazioni necessarie poiché, per ordine dell’autorità superiore, era stato chiuso il reparto Manutenzione, in quanto lo si era definito “un lusso superfluo” che in quei tempi non ci si poteva permettere.-
L’ORGANIZZAZIONE
Ma vediamo un po’ come si delineava l’organizzazione della Direzione, Al vertice era il dottor Alterego, assistito da una prima schiera di fedelissimi, che chiameremo A, B, e C, tanto per non far nomi, dotati di segretarie.
Subito dopo veniva un secondo cerchio di collaboratori, accompagnati da sottosegretarie.
Quindi la “fuffa”, gente con 30, 60 anni di servizio alle spalle, abbrutita dalle scartoffie, incapace di pensare secondo i nuovi modelli statistico-matematici imposti dal nuovo vertice.
A questa gente, suddivisa in due grossi uffici, furono assegnati compiti particolari, che andavano dalla spedizione dei pacchi e delle circolari. all’elaborazione di statistiche sempre più urgenti ed intelligenti.
Infatti capitava che il dottor Alterego od i fedelissimi di 1a, 2a, 3a, 4a categoria affidassero ai componenti il secondo ufficio statistiche faticosissime, la cui elaborazione era richiesta “con la massima urgenza”.
Due ore dopo, però, arrivava puntualmente l’ordine di accantonare tutto e di dedicare tempo ed energie all’elaborazione di un altro studio, più impegnativo e pressante.
Fu da allora che prima di eseguire un ordine si imparò ad attendere il contrordine.
LA MODULISTICA
Intanto prendeva piede la modulistica, quella branca dell’attività aziendale che si occupa della preparazione dei moduli e degli “specchietti” destinati a contenere le statistiche che si rendevano di volta in volta necessarie. In tale lavoro eccelleva il signor T. il quale aveva seguito un apposito corso presso la capogruppo.
A lui si rivolgevano tutti coloro, anche i fattorini impegnati costantemente nella vendita delle Marlboro, i quali necessitavano dei più strampalati prospetti, ed egli li accontentava tutti nel migliore dei modi, arrivando al non plus ultra della raffinatezza
con l’arrotondamento della squadratura ai quattro angoli del foglio.
Le sue brillanti prestazioni in questo campo gli procurarono un pubblico elogio da parte della Direzione e, siccome egli incautamente si dichiarò soddisfatto per il riconoscimento, trovò a fine mese una proporzionale diminuzione del contenuto della busta-paga.
LE CALCOLATRICI ELETTRONICHE
E le calcolatrici elettroniche ?
Come è possibile ignorare questo prezioso strumento di contabilità analitica, sintetica, sistematica problematica e perfino cibernetica, che è capace di sfornare potenze e radici quadrate nello spazio di qualche frazione di secondo?
Proprio per fronteggiare l’enorme richiesta di dati da parte della Direzione, gli impiegati vennero dotati di quelle diaboliche macchinette, non solo, ma venne loro imposto, mediante trattenuta forzosa sullo stipendio, di acquistare il modello tascabile allo scopo di poter continuare la sera a casa, con l’aiuto della famiglia, se era necessario, le migliaia di operazioni occorrenti per il riempimento degli infiniti moduli richiesti dalla famelica nuova direzione.
La stessa sorte toccò ai manager di 3° e 4° livello, i quali invano cercarono di scaricare il costo dell’aggeggio sulla nota-spese mensile.
LA SPARIZIONE DEI TELEFONI
Nel quadro dell’operazione “sottrazione lavoro” rientra il capitolo della sparizione dei telefoni. Infatti, durante il trasferimento dal vecchio e spazioso ufficio ai nuovi bugigattoli, qualcuno si dimenticò di trasportare alcuni apparecchi telefonici, che trillavano in continuazione nei luoghi d’origine, con grande allegria per il popolo.
Ogni tanto qualche volontario andava a sollevare la cornetta allo scopo di far cessare i fastidiosi trilli.
Giunse l’ordine di abbreviare la durata delle conversazioni telefoniche, limitandole allo stretto necessario, in ossequio al nuovo corso spartano imposto dalla direzione.
Allo squillo del telefono ogni persona doveva rispondere non col fatidico “pronto!”, ma con un perentorio “Si spicci!”.
Venne imposto di abolire i convenevoli, dandosi per scontato che solo per il fatto di aver risposto alla chiamata telefonica l’interpellato era vivo, vegeto, presente al lavoro ed in buone condizioni psicofisiche e che inoltre tutti i suoi parenti stavano “benissimo”. L’unica con cessione in tema di frivolezze fu l’autorizzazione, in occasione del Natale imminente, a farsi gli auguri reciproci, con l’intesa che essi si intendevano validi per tutti i successivi Natali del decennio.
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