Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
La morte non è un muro,
ma una piega.
Non si rompe il filo,
cambia soltanto direzione,
come un fiume che scompare
sotto la terra
senza smettere di essere acqua.
Noi la chiamiamo fine
perché perdiamo la vista,
non perché qualcosa
davvero termini.
C’è un errore antico
nel nostro modo di pensare:
crediamo che esistere coincida
con l’essere visibili,
con il peso, con il nome,
con la voce che riconosciamo.
E invece la vita
forse è più simile
a un passaggio di stato,
a una soglia che non si lascia
possedere.
Chi muore
non porta via ciò che è stato,
lo sottrae soltanto alla misura.
Resta nei gesti
che non sappiamo spiegare,
nei ritorni improvvisi della memoria,
in quella strana persistenza
che non obbedisce al tempo.
Forse non c’è un “oltre”
come lo immaginiamo,
ma un “dentro” più profondo,
dove ciò che siamo
non ha più bisogno
di difendersi dal nulla.
E allora la morte
non è l’opposto della vita,
ma il suo punto cieco,
il luogo in cui la domanda
smette di avere parole
e continua,
senza di noi,
a cercare risposta.