“- Voglio tornare ad essere quello di una volta….” ha detto ancora una volta, e con lo sguardo perso nel vuoto.
Sbircio i suoi movimenti incuriosita e penso “ Non è possibile…. Lo ha detto di nuovo!!”
Sono tre anni che sento periodicamente la stessa frase ma ogni volta è doloroso. Lo dice almeno ogni sei mesi….
Dovrei essere abituata ormai a questi Suoi esordi… ma non ci riesco.
E nemmeno Lui ci riesce.
Non può tornare quello di una volta, non ora che ha provato il sapore della vera passione.
Guardo di sfuggita fuori del finestrino dell’auto, con l’aria annoiata e la tristezza di chi sa di dover accettare ogni suo capriccio.
C’è la nebbia fuori; fa freddo, ma stasera non avevamo alternative.
Un freddo parcheggio per dirci addio… ma perché?
In nome di un matrimonio che a Suo dire è stato splendido nei primi quattro anni. Non contano gli altri sei passati nell’anticamera dell’inferno.
Allora? Mi verrebbe voglia di rispondergli che i nostri tre anni insieme non valgono certo meno della sua “splendida unione”.
Avrei voglia di urlargli in faccia che non è possibile tornare indietro nella nostra posizione.
Mi legge nel pensiero.
Il Suo sguardo si è intenerito, ora sembra quello di un bambino che ha bisogno di coccole.
Vuole parlare, sforgarsi come al solito, e io sono qui.
Ma i miei sfoghi chi li sente? A chi posso dire del mio dramma quotidiano?
A chi parlare del mio matrimonio, morto ancor prima di nascere perché minato dalla Sua stessa esistenza?
A chi parlare della mia consapevolezza di non poter mutare il mio destino così modificato anche a causa Sua?
A chi parlare dell’angoscia delle ore successive alla nascita di mio figlio, quando mi affannavo a cercare in lui ciò che non avrei mai trovato e negavo l’evidenza dei fatti?
E i pianti disperati quando i medici hanno confermato i miei sospetti.
E la tenerezza che con i giorni si è impadronita di me, mentre tenevo Suo figlio tra le braccia.
Come dimenticare tutto questo?
E’ forse questo il motivo per cui mi sento Sua schiava; perché in ogni suo sguardo, in ogni sorriso rivedo il mio bambino e viceversa.
Ed è per questo che la mia vita ha imboccato una svolta senza ritorno.
Per amore ho accettato il Suo egoismo, la Sua ipocrisia e i Suoi continui riferimenti al fatto che non poteva amarmi come meritavo.
Tutto questo avrei voluto urlargli in faccia, ma non l’ho fatto.
Ho ascoltato il Suo sfogo, l’ho consigliato come un’amica, violentando la mia personalità per non pensare che sono invece la sua amante.
Poi il suo sguardo è cambiato ancora.
Ora mi guarda con la Sua consueta passione. Mi desidera.
Mi accarezza ed io non parlo; non chiedo cosa vuole, perché mi risponderebbe che vuol fare l’amore con me per l’ultima volta.
Lo dice ma sa che non è vero.
Mi bacia con la solita passionalità, ed il mio corpo non risponde più agli impulsi del mio cervello che continua a suggerirmi di resistergli, di fare appello a quel che mi rimane del mio maltrattato orgoglio.
No, il mio corpo non risponde alla ragione, ma solo ai Suoi richiami, al tocco delle Sue mani.
Ed incredibilmente ancora una volta le mie mani esplorano il Suo viso ed il Suo corpo.
Adoro il modo in cui mi bacia.
Come mi sfiora all’inizio e come le sue mani diventano via via più esigenti.
Non resisto, lascio agire le Sue mani che mi liberano lentamente della camicetta, che alzano la gonna quel tanto che basta e che scostano appena le mutandine.
Neanche lui resiste e mi penetra subito con un gemito troppo simile ad un sospiro di sollievo.
Mi possiede, ed è in questo momento che mi rendo conto di essere sua, la sua schiava, e da schiava assecondo i suoi movimenti sopra di me.
Sento che aumenta il Suo ritmo ed il Suo respiro sale; è vicino al piacere, ed io mi concentro: adoro sentirlo totalmente Mio, anche se solo per solo per pochi istanti.
Poi dopo solamente il silenzio, e due persone disperate che si rivestono in tutta fretta tentando affannosamente di cancellare ogni traccia di ciò che è stato.
“- Vado, che è tardissimo”.
L’ho lasciato andare…
Tanto torna, mi dicevo….
Ed è tornato.
Per amore.
Per amore... testo di Alexandra