Veloce e preciso come il whisky, tremendamente normale come ogni opera d’arte.
“L’uomo che non c’era” dei fratelli Coen si presenta (nel suo protagonista soprattutto, ma anche nel circondario e simbolicamente pure nella magia dello stile, del bianco e nero) tutto d’un pezzo, un colpo secco all’addome, un taglio di capelli perfetto.
Un asciuttissimo noir – e oltre.
Scene indimenticabili, un occhio sul mondo dall’estetismo supremo e dall’eticità a volte scarsa – ma, se di “a volte” si parla, chi può imbizzarrirsi??
La Morale sembra infatti non centrare a volte nulla con un discorso sulla pena di morte trito e ritrito, lascia infatti esistere solo l’Esistenza, a tal proposito, e i problemi insormontabili che Essa si porta appresso.
Rimane l’esistente, il volto del protagonista.
Il protagonista è di una bellezza statuaria, certo, un barbiere dalla bellezza statuaria, ma pur sempre tale: sottolineare la sua professione è un reato, a livello di critica, perché nel film è il nocciolo della questione.
Ma, ecco, al suo confronto, forse ti fa dispiacere la tua eterosessualità.
Altri personaggi sono eccellenti, veri. La moglie, la squallida figlia del vicino improvvisatosi amico. E altri sono fantasiosi ma “yankee, over the top!”.
L’avvocato che cita Heisenberg e il principio di indeterminazione… Heisenberg, o Fritz o Werner, adesso non mi ricordo… Il principio di indeterminazione, cioè quella cosa per cui non importa il fenomeno, ma come lo guardi, perché come lo guardi cambia, la triplice vittoria della relatività di Einstein… Lo porteremo in tribunale…
A parte che è quella cosa che, scientificamente, apre le porte all’arte.
Ci sono però dei passaggi a vuoto, attenzione.
Non prendeteli sul serio – potreste rimanere eterosessuali, al proposito.
Perché quei passaggi a vuoto, quelle situazioni ridicole e stereotipate che non ti aspetteresti dai fratelli Coen sono passaggi artistici. Arte, questa. Non altro. Garantisce il barbiere, svincolatosi da Rossini. Garantisce una costruzione della scena che dovreste proprio vedere. Garantisce Heisenberg. O Fritz o Werner, o Ethan o Joel – adesso non ricordo.
"L'uomo che non c'era" dei fratelli Coen testo di lyx