Diario di uno psicotico

scritto da virginia3787
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Diario di uno psicotico
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Testo: Diario di uno psicotico
di virginia3787

Sono Jonathan Miller e sono uno psicotico. La mia vita è una prigione nel quale io stesso mi sono rinchiuso, so solo che vorrei scappare. Scrivo ogni giorno convulsamente ogni dato di questa esistenza ormai priva di essenza, mi aggrappo ai calcoli aritmetici delle cose prive di sostanza. Ogni giorno mi sento impazzire un po’ di più e mi stringo alla speranza sempre più flebile di poterne uscire in qualche modo. Ma più vado verso il baratro e più mi matura l’amara consapevolezza che non potrò uscirne. Non sono che una bestia ormai, i sentimenti che provavo sono annebbiati dal male di vivere che mi domina in ogni parte del mio corpo. Vago ormai per strada senza una meta, cercando di soddisfare i bisogni più elementari, ma la mia fobia rende tutto più difficile. Quello che per gli altri è facile e scontato è per me ormaii irrimediabilmente sempre più estenuante. Sono stanco. Quello che per gli altri è motivo di gioia a me crea continuamente problemi strutturali. La cosa che più rende priva di significato la mia vita è che non sono più in grado di amare niente e nessuno. Come potrei? Ormai non amo neanche più me stesso. Sono prigioniero di quel mostro che mi ha preso con se, sopravvivo a me stesso ormai. Nemmeno quegli “amici” che mi stavano intorno nelle notti buie di perdizione mi danno più gioia. La mia malattia mi impedisce di vederli, mi tiene legato ad una serie di rituali assurdi per i più che mi vedono, ma di cui sono tristemente vittima. Prima vivevo per quelle poche ore in cui riuscivo a ritagliarmi un attimo di “sanezza” ora mi sta rubando anche queste. Sento che il mio corpo sta cedendo, per le troppe privazioni a cui mi obbliga la malattia, dovrò rinunciare a sempre più cose e non so se ce la farò. Mi rimangono ora pochi amici, forse una donna, forse mi ama ma io non amo lei. Forse mi piangeranno. Non ho altri, non ho famiglia, non ho moglie, non ho figli. Sono tutti “morti”. So che nessuno potrebbe aiutarmi, né io voglio l’aiuto di nessuno. Forse l’unica cosa che mi tiene in vita è quel poco di dignità che mi è rimasta, mettendomi nelle mani di qualcuno che non sa perderei anche questa. Scelgo di porre fine a questa agonia, non so come farò ma questo conta poco, sento che sto già morendo. Fra poco giungerà quell’attimo in cui saprò che è finita. E allora faccio l’unica cosa che ritengo giusta possa fare. Con questo barlume di lucidità che ancora mi rimane scelgo di spegnere quest’esistenza ormai priva di emozioni.
Diario di uno psicotico testo di virginia3787
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