O madre delle mie emozioni, non c’è giorno che ho mancato di bussare alla tua porta.
Al crepuscolo, sempre, vengo a cercarti. Tu mi accogli dentro le tue stanze e stendi, sopra i miei pensieri, una coltre di nebbia umida. Così, nella morbida luce lunare, spegni ogni ardore.
Mi chiudo in posizione fetale, e ascolto il vento di voci lontane, che cullano la mia solitudine.
Poi, al mattino, mi svegli, e, alla luce del sole, esco ad implorare nuova vita.
Ma è come tradirti, e, pentito, corro di nuovo a cercare le tue grazie.
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