Calore

scritto da gloriaa.baresi
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
0 0 0

Autore del testo

Immagine di gloriaa.baresi
Autore del testo gloriaa.baresi
Immagine di gloriaa.baresi
Questo testo descrive il dolore che si può provare per la perdita della persona amata, cioè "il calore".
- Nota dell'autore gloriaa.baresi

Testo: Calore
di gloriaa.baresi

La sua camera era fredda e silenziosa, come se non avesse visto la luce del Sole per anni. Ma sapeva bene che era solo un'illusione: l'ampia finestra lasciava entrare nella stanza tanta luce e il termosifone bianco, posto proprio sotto alla finestra, rilasciava vapore silenzioso tutto il giorno. Spesso si chiedeva dov'era quel calore che avrebbe dovuto esserci, che avrebbe dovuto tenere in vita le rovine della sua camera da letto. Si diffondeva in ogni angolo della stanza, perfino dentro i cassetti e nell'armadio, ma scompariva subito, come se non fosse mai stato lì.

Immaginava spesso quel calore fuggire veloce, incapace di sopportare oltre il suo sguardo. Lo immaginava ritornare veloce nel termosifone oppure gettarsi giù dalla finestra per scappare da quella stanza troppo vuota e troppo grande.

Spesso, per proteggersi dal gelo, si nascondeva sotto le coperte, ma solo per poco: presto lo opprimeva la sensazione di essere precipitato in una voragine nella terra. E, se non fosse uscito al più presto da quella fossa umida e fredda, la terra si sarebbe ritirata nella voragine, ignorando di aver appena sotterrato una persona ancora viva. Avrebbe visto solo il buio che lo circondava, sarebbe stato ignaro di ciò che sarebbe accaduto, sarebbe stato indeciso sul da farsi; e si sarebbe accorto, con straziante velocità, che aveva già incontrato il buio e l'incertezza, ma che era terrorizzato dall'idea di doverli affrontare, per la prima volta dalla sua scomparsa, senza il suo calore. Eppure, lo sapeva bene, aveva affrontato la caduta in quel buco umido e freddo da solo, quando ancora non sapeva neanche cosa fosse il suo calore. Ma in quel momento l'idea di poter semplicemente immaginare di dover uscire da quella voragine con la consapevolezza che il suo calore non esisteva più era angosciante abbastanza da convincerlo a non rifugiarsi più sotto le coperte. L'esposizione al gelo era dunque inevitabile.

Aveva trovato un altro modo per riscaldarsi: incrociava le braccia sul petto e sfregava veloci le mani sugli omeri. Altre volte si accarezzava le guance e il collo, chiudeva gli occhi e immaginava che fosse ancora lì, che lo stesse accarezzando, dicendogli che c'era ancora e che non sarebbe più andato via. Allora il peso sul petto si affievoliva e, riuscendo finalmente a respirare, sentiva le lacrime di gioia affiorare negli occhi e un nodo stringergli la gola. Per un momento aveva la sensazione che il suo calore fosse tornato nel suo corpo. Sentiva il cuore battere più veloce, ancora capace di pompare il sangue che lo avrebbe dovuto tenere in vita, e le gambe e le guance pallide ancora parti del suo corpo. Sentiva le labbra umide, gli occhi di nuovo capaci di vedere non solo una scala di grigi, ma mille diversi colori bellissimi, degni di costringere le palpebre a ritirarsi del tutto. Sentiva lo stomaco in subbuglio e uno strano formicolio nell'addome. Per un momento aveva la sensazione di poter essere ancora caldo, di poter ancora ridere e piangere, provare piacere e soffrire terribilmente. Aveva la sensazione di poter fare qualcosa oltre a tremare perennemente per il freddo che dominava la sua stanza.

Questa sensazione era tuttavia effimera. Poco dopo i suoi omeri e le sue guance si accorgevano dell'inganno e protestavano, dicendo che quelle che percepivano erano solo le mani di un cadavere. Dove erano le mani del calore; quelle davvero calde; quelle vivide; quelle delle quali si percepisce il dolce calore anche a giorni di distanza? Cosa erano a confronto quelle mani fredde e morte? Allora il peso che gli opprimeva il petto, che per qualche momento aveva perso la sua forza, gli impediva di nuovo di respirare liberamente.

Non poteva nemmeno indossare il suo maglione più caldo. A volte si diceva che non poteva fare a meno di indossarlo quel giorno, perché sulle cime di quelle montagne soffiava un vento forte e gelido. Ma se quell'estate non lo avesse indossato, non avrebbe visto tanto vivido nella sua mente il ricordo di quel momento così felice, così caldo. Se quell'estate non avesse ammirato tanto a lungo il suo calore, seduto su un macigno, con le profondi valli alle spalle e gli occhi socchiusi rivolti alle nuvole candide; se non l'avesse visto impegnarsi a salire i ripidi sentieri rocciosi, per poi sentirsi felice del suo nuovo traguardo; se non fosse stato così intensamente bello sapere di averlo sempre vicino, anche a due passi dal cielo; se, attendendo che il suo calore fosse pronto per riprendere il percorso dopo una pausa, non avesse pizzicato la manica destra del suo maglione, indossarlo non avrebbe implicato l'irruzione nella sua mente della consapevolezza che non c'era più calore in quell'indumento, che era solo un inganno la percezione di avere la temperatura più alta di quella di un rettile all'ombra.

Aveva tentato anche di distrarsi leggendo, perché leggere, lo sapeva bene, lo faceva sentire vivo come poche altre cose riuscivano a fare. Un pomeriggio prese un libro dalla mensola fissata sopra la testiera del suo letto; non lesse il titolo né la trama scritta sulla parte posteriore della copertina. Fece per iniziare a leggere il primo capitolo, ma si fermò quando vide sulla prima pagina una dedica. Una dedica! Nella sua mente il calore disse: "Io credo che si scriva per se stessi, non per gli altri". Ma c'era forse qualcuno di reale, di vivo, di ancora caldo, a ripetere per l'ennesima volta quel motto assurdamente radicato nella sua mente? No, non c'era nessuno, se non una fredda ombra immaginaria. Il calore svanì veloce come era arrivato e il gelo lasciato da quella dedica infettò l'intera mensola. Avvicinarvici era un rischio che non era più disposto a correre.

Si disse che doveva solo aspettare, che col passare del tempo il peso nel petto si sarebbe affievolito - e sarebbe scomparso del tutto - e che al suo calore, che sarebbe riuscito a penetrare nelle sua ossa e a rimanervici, si sarebbe aggiunto quello di qualcun altro.

Ma è forse questo il dolore che rimarrà per sempre in lui: quello di aver perso per sempre la fonte del suo calore? O è forse la consapevolezza che quel meraviglioso calore non scalderà più nessuno? Se solo ci fosse ancora, a spargere il suo calore e ad accorgersi del fatto che avrebbe potuto riceverne altrettanto...

Calore testo di gloriaa.baresi
1