Come l'acqua del cesso

scritto da ANDREA OCCHI
Scritto 9 mesi fa • Pubblicato 9 mesi fa • Revisionato 9 mesi fa
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Autore del testo ANDREA OCCHI
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Tratto da una storia vera: la mia. M di 13 anni più giovane di me.
- Nota dell'autore ANDREA OCCHI

Testo: Come l'acqua del cesso
di ANDREA OCCHI

Il calendario aveva eseguito immediatamente i propri calcoli: 16 anni. Eppure quando la vide seduta con due amiche sotto un dehors di una rosticceria di pesce, si fermò e con delicatezza le coprì gli occhi con le mani, senza proferire parola. Così pure le sue amiche che proseguirono a mangiare, seppur stupite. Alcuni secondi soltanto e si mostrò. Il calcolo del calendario era errato. Tra un battito e l’altro del suo cuore lei era sempre stata presente.  A volte silenziosa come lo scendere della neve e a volte rumorosa come la grandine sulla lamiera. Apparve impreparata. Lo accolse con: “Non sapevo che il tuo amico avesse un figlio!” Non c’entrava un cazzo, ma lui non lo evidenziò. Fu una risposta d'impulso per l'imbarazzo. L’amico di lui era un suo vicino di casa. Sì scambiarono due sorrisi. Le chiese se avesse costruito quel fiore che le aveva inviato e che l’aveva stupita, come gli aveva confermato con un messaggio su WhatsApp. Era un omaggio per la visita all’appartamentino che aveva acquistato nel novembre precedente. La risposta fu negativa. Le sfiorò la gamba con un buffetto, la salutò e proseguì nella camminata. Un inaspettato messaggio giunse: “Ho addosso il tuo profumo!” Era sempre brava a stuzzicare. Successivi messaggi, anche a contenuto erotico, risvegliarono la voglia di rivedersi. I 64 gradini per raggiungere il piccolo appartamento non erano poi così impegnativi. Lei lo prendeva in giro per via dell’età; tredici anni di differenza. Quando gli aprì la porta, l’abitazione non era male. Piccola ed essenziale. Gli arredi, già compresi, erano usati, con diversi anni di vita, ma svolgevano la loro funzione. La zona giorno comprendeva un divano a due posti, un tavolo e una cucina. Un corridoio conduceva alla zona notte. La camera con un letto alla francese appoggiato ad una parete verde non era spaziosa. Un bagno ed un disimpegno con lavatrice e altro armadio completavano il suo regno. Quella casa era come lei. Spartana e priva di eleganza, ma con sensazioni erotiche incredibili. Come il postribolo di una prostituta. Si tenne tale pensiero in gola. Parlarono senza alcun riferimento al tempo trascorso dall’ultima volta che si erano parlati, o meglio, avevano scopato. Sedici anni prima si era conclusa una relazione di circa due anni in cui l’unico aspetto funzionante era il sesso. L’interruzione fu brusca e immediata e nessuno dei due cercò l’altro per sedici anni. Lui l’amava terribilmente, ma era già coinvolto in una relazione fissa da anni che, per codardia, non riusciva a interrompere  e a lei non importava del suo amore, ma solo della dolcezza del suo pene quando la penetrava. Oggi lei pretendeva di nuovo quel sapore. Si ritrovarono nudi in breve tempo. Lui la guardò. Era ancora bella. Un fisico dalle forme armoniose e compatte, nonostante una quarta di seno. Lei si rifiutava di baciarlo e di guardarlo negli occhi. Non voleva vederlo in viso. A lui quella situazione sembrava assurda e inconsistente, non coinvolgente. Lei si mise sopra di lui e gli sussurrò: “Se mi scaldo, divento pericolosa”. Gli leccò le labbra. Non ricordava la ruvidità della sua lingua. Con la bocca scese tra le sue gambe. Niente. Nessun coinvolgimento. Lei si girò sul fianco destro per non vederlo. Lui le carezzava la curva dei fianchi. 
“Mi sei mancata. Tanto”. Nessuna reazione.
Poi si girò e gli disse: “Ti ricordi quel messaggio? 16 anni fa? Interruzione di gravidanza?”
Lui rimase attonito, balbettando un no sommesso.
“Hai rimosso?” incalzò. “Ero incinta…” “Nostro?”
“Sì!”
“E tu? Non m’hai detto niente?”
“Che dovevo dire?”
“Era nostro figlio! Anche mio…”.
“Ho rischiato di morire di emorragia durante l’intervento”.
Si vestì e uscì lasciandola nuda nel letto. Era bellissima.
L’amava ancora incredibilmente, nonostante la crudeltà, nonostante lui fosse solo come l’acqua del cesso per lei. 

Come l'acqua del cesso testo di ANDREA OCCHI
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