Miky

scritto da Sagyttar
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Autore del testo Sagyttar

Testo: Miky
di Sagyttar


Miky si alzò dal tavolo chiedendo scusa e si diresse verso il bagno.
Paolo la osservò intanto che si allontanava coi suoi movimenti leggeri in mezzo ai tavoli del ristorante ormai semivuoto e cominciò a pensare.
Erano passate solo due ore da quando si erano incontrati, era il loro primo incontro, avvenuto quasi per caso a causa (o per merito?) di alcune strane coincidenze: lui che si ritrovava improvvisamente a casa, mentre avrebbe dovuto essere a cinquecento chilometri di distanza, lei di ritorno da Venezia e diretta a Milano e che guarda caso sarebbe passata proprio di lì quella sera, giusto a metà strada e giusto in un orario in cui si poteva organizzare una cenetta a due. Erano bastati un paio di sms e l’appuntamento volante era stato combinato.
Nessuno dei due ragazzi sapeva chi avrebbe incontrato, non si erano mai visti prima, la loro conoscenza era avvenuta per caso attraverso il canale di un forum nel quale entrambi si erano venuti a trovare e a scontrare, visto che le loro opinioni sull’argomento in oggetto erano assolutamente divergenti. Forse fu proprio questa loro divergenza e questo loro scontro dialettico senza tanti complimenti, complice il paravento di un computer, a far nascere la reciproca curiosità di conoscersi. Si scambiarono quasi per sfida i numeri telefonici, ma poi passarono diverse settimane prima che uno dei due (lei per la precisione) rompesse gli indugi e si decidesse a chiamare.
Paolo, da gran sornione che era, nonostante avesse memorizzato il suo numero e il suo nome sul cellulare, fece finta di cadere dalle nuvole quando Miky lo chiamò la prima volta:”… si pronto? Chi parla?………. Miky hai detto?………. Ahhh sì, ora ricordo! Ciao Miky, che sorpresa sentirti!”.
Era sul punto di sbattergli giù il telefono, Come poteva permettersi, questo perfetto sconosciuto, a cui aveva dato il suo prezioso numero, che tanti altri avrebbero voluto e che lei regolarmente negava, di trattarla con quella incredibile sufficienza?
Invece fece finta di niente e lo affrontò con il suo solito carattere indagatore: era curiosa di vedere se era proprio così stronzo come voleva far credere, o se era un furbetto in cerca di non si sa bene cosa. In qualunque caso, non si darebbe fatta irretire dal suo strano gioco e al momento giusto lo avrebbe ridotto alla ragione, come tutti gli altri che prima di lui avevano cercato di divertirsi con lei, ignorando il fatto che alla fine era lei a divertirsi e LORO a pagarne le conseguenze.
Ora l’occasione, per entrambi, si era presentata su un piatto d’argento.
Paolo pensa, si passa la mano destra sul mento, mentre con la sinistra afferra lentamente il bicchiere che contiene l’ultimo sorso di vino bianco; pensa ai discorsi che sono nati davanti alle portate che hanno diversamente gustato, lui con voluttuoso piacere, lei con svogliatezza innaturale, lasciando a metà quasi tutto quello che le era stato servito. Pensa alle prime parole che lei gli ha detto quando è scesa dalla sua auto e gli si è presentata con lo sguardo diretto ai suoi occhi, come per sfidarlo, con un sorriso a metà fra il malizioso e il sensuale: più che parole, delle autentiche sciabolate, ben mascherate da uno stile impeccabile, che solo chi sapeva leggere fra le righe avrebbe potuto intendere e a Paolo non erano sfuggite. Ma non è tipo da perdersi d’animo tanto facilmente, convinto che chiunque, seduto davanti ad una tavola ben imbandita e in un ambiente rilassante e famigliare avrebbe abbassato almeno un po’ la guardia e avrebbe lasciato trasparire l’aspetto autentico della propria natura.
Miky torna dal bagno e nel risedersi alla tavola, sfodera un irresistibile sorriso, il viso è luminoso, i capelli come di seta le cadono sulle spalle con sensuale morbidezza. Lo guarda begli occhi, prende in mano il suo bicchiere e, brindando contro quello di Paolo che è ancora fermo a mezz’aria, gli sussurra la sua soddisfazione per averlo conosciuto. Almeno questo primo round l’aveva vinto Paolo, con sua grande soddisfazione.
Il fatto è che per lui questa serata non era nata per vincere una sfida. No, era una serata nella quale aveva l’opportunità di conoscere finalmente una persona interessante, che aveva qualcosa da dire e che non parlasse soltanto di vestiti, scarpe, borsette e gossip. Difatti Miky di argomenti su cui parlare ne aveva a svagonate e durante la cena aveva avuto finalmente la possibilità di potersi esprimere in piena libertà, senza il fastidio di dover essere interrotta per sorbirsi il commento (il più delle volte stupido ed inutile) del maschio che regolarmente la invitava e non la lasciava parlare.
Erano rimasti affascinati a vicenda: Paolo per lo stile del suo linguaggio e per le argomentazioni di cui parlava con così grande trasporto e competenza, Miky per il suo silenzioso ascolto, interrotto soltanto quando lei gli chiedeva espressamente la sua opinione: non poteva crederci, allora esiste davvero qualcuno che è in grado di ascoltarti senza interrompere? Davvero esiste qualcuno che risponde alle tue domande evitando frasi banali o luoghi comuni?
Miky bevve lentamente il suo sorso di vino e gli chiese cosa avrebbe avuto intenzione di fare dopo essere usciti dal ristorante. L’avrebbe riaccompagnata alla sua auto? L’avrebbe portata in qualche altro locale per divertirsi un poco? Le avrebbe offerto una passeggiata sulle rive del lago, approfittando delle prime serate tiepide che la primavera inoltrata stava regalando, dopo un freddo e lunghissimo inverno nebbioso?
Paolo la guardò, non sapeva bene nemmeno lui che cosa avrebbe voluto fare, si sentiva un po’ confuso, annebbiato dall’alcol del vino che non era abituato a bere e dalla sensualità che la ragazza sprigionava da ogni suo movimento.
Era confuso e non avrebbe voluto assolutamente commettere una stupidata, assumendo degli atteggiamenti che non gli appartenevano. La guardò, le sorrise, avvicinò una mano al suo mento fino ad impugnarlo fra l’indice e il pollice e le propose di andare in un localino sulle sponde del lago, parcheggiando abbastanza lontano per poter approfittare di fare due passi e poter continuare a conversare.
Erano parole che erano nate dal suo istinto, non aveva assolutamente programmato niente di simile, ma era completamente ipnotizzato dal fascino di Miky e avrebbe fatto qualunque cosa pur di stare con lei ancora un po’, non avrebbe mai voluto che la serata finisse, come era volata fino a quel momento.
Aveva voglia di divertirsi, di non pensare a niente se non di dedicarsi a questa ragazza che gli chiedeva di andare insieme da qualche parte, da qualsiasi parte, basta che andassero insieme.
Quella taverna, trasformata in disco bar era il posto giusto: le loro parole si confondevano nella confusione della musica latina sparata a tutto volume e della gente che affollava allegramente ogni angolo libero.
Erano immersi in questa dolce confusione, cullati dal ritmo incalzante della musica, quando, improvvisamente, Miky smise per un secondo di ridere: lo guardò negli occhi e questa volta non era uno sguardo di sfida: Paolo percepì subito che stava succedendo qualcosa, la fissò a sua volta negli occhi, dischiuse appena le labbra no si sa se per sorriderle o per chiederle qualcosa. Non ne ebbe il tempo, una forza misteriosa gli prese le mani che si diressero verso i suoi fianchi, stringendola ed avvicinandosela a sé, sempre fissando i suoi occhi che lo avevano completamente rapito, mollò la presa di una mano soltanto per accarezzarle il viso, poi si baciarono, dapprima timidamente, appoggiando appena le labbra, come per pudore o per paura di farsi del male a vicenda. Vinta anche questa ultima paura, il bacio successivo divenne lungo e profondo, le mani di Miky che stringevano a loro volta i fianchi di Paolo, che ora aveva preso il suo viso con entrambe le mani e lo accarezzava come se avesse avuto fra le mani di una bambolina di finissima porcellana.
Nessuno dei due aveva intenzione di staccarsi dall’altro, finito di baciarsi, restarono attaccati appena con le labbra che si sfioravano e gli occhi che si scrutavano: uno sguardo misto di timore, di arresa e di dolcezza. Restarono in silenzio così per alcuni minuti, la musica era improvvisamente sparita, sentivano solamente i loro respiri che si confondevano l’uno con l’altro, il calore che emettevano i visi che improvvisamente si erano infiammati di passione.
“…Non ti lascio andare via da sola questa notte….” furono le uniche parole, incontrollate, che Paolo riuscì a sussurrarle; Miky non riuscì nemmeno ad aprire bocca, fece un cenno di consenso col viso, la bocca socchiusa, le labbra leggermente carnose che si appoggiavano al suo viso e cercavano disperatamente un altro bacio impercettibile come il primo che si erano dati.
Arrivarono a casa di Paolo in meno di mezz’ora, in barba a tutti i limiti di velocità, la strada percorsa a velocità folle nella notte buia e senza luna, nel più completo silenzio, con il solo rumore del motore perennemente imballato e le unghie di Miky che regolarmente, ad ogni curva che si presentava, si affondavano nel dorso della mano destra di lui.
Definirla casa era un vero eufemismo: un’unica enorme stanza, in cui convivevano nella confusione più estrema il mobilio e un numero imprecisato di libri, sparsi in ogni angolo che li potesse ospitare. Lei, donna in carriera, abituata ai lussi dei Grand Hotel a quattro stelle, ai duecento metriquadrati del suo appartamento, da single incallita e spietata, nel centro di Milano, si vedeva catapultata nel rifugio di uno sconosciuto, più piccolo della sua sala da pranzo, incasinato come se ci fosse in programma il trasloco della biblioteca nazionale, chissà da quanto tempo una donna non ci aveva messo il naso per fare una bella pulizia generale.
Ma in quel momento l’unica cosa che le interessava davvero era lui, erano le sue mani, il suo viso dalla pelle morbida e liscia come quella di un ventenne, i suoi occhi azzurri dallo sguardo così espressivo e dolce…… si era ritrovata persa nelle sue pupille, mentre Paolo, guardandola incredulo, si soffermava sul disegno perfetto delle sue labbra, passando i polpastrelli sulle guance, sul disegno del naso pronunciato, sulla fronte e poi sulle palpebre degli occhi, massaggiando infine leggermente le tempie con un movimento rotatorio che trasmise a Miky una sensazione di rilassamento e di abbandono totali.
Si lasciò baciare timidamente sul collo e sulle spalle che il collo a barchetta della sua maglia lasciava scoperte. Si accorse della morbidezza e del calore che le sue labbra trasmettevano alla sua pelle e della reazione che ebbe su tutto il corpo, con una serie di brividi e di effetto pelle d’oca che le partiva dalla base del cervelletto per diramarsi alle braccia ed alle gambe, in un susseguirsi di ondate profonde ed incontrollabili.
Le mani di Paolo presero a massaggiarle le spalle, con movimenti delle dita alternativamente circolari e longitudinali, seguendo il senso delle terminazioni nervose e andando alla ricerca dei punti più sensibili, sottolineati dagli urletti impercettibili che Miky emetteva nell’estremo tentativo di mantenere un minimo di autocontrollo che ormai non aveva più senso mantenere.
Non osò ribellarsi nemmeno quando Paolo le sfilò il maglione che ricopriva il suo corpo senza altri indumenti addosso. Le mani ricominciarono ad accarezzarla per tutta la lunghezza delle braccia, fino ad arrivare alla punta delle dita che stringeva appena più forte, per poi risalire nuovamente verso le spalle e discendere infine lungo i fianchi, con i pollici che sfioravano i limiti estremi dei seni e le altre dita che premevano fortemente sui lati estremi della schiena inarcata di Miky, orai concentrata nel godere appieno di quel massaggio terribilmente irresistibile.
Le labbra di Paolo indugiavano ora sul collo, ora sulle sue labbra, ora sulla parte centrale del petto per poi risalire fino agli occhi e poi ridiscendere improvvisamente sull’ombelico, mentre ora le mani indugiavano alla base dei seni in un massaggio leggero che risaliva alla ricerca delle zone più sensibili e delicate.
“….facciamo l’amore Paolo……ti prego, facciamo l’amore….” fu tutto quello che riuscì a dire, priva di tutti i suoi controlli e incapace di opporre la benché minima resistenza alle attenzioni di lui.
La prese delicatamente fra le braccia, la strinse con forza, la sollevò da terra baciandola nuovamente sulla bocca, gli piaceva il sapore della sua saliva, l’odore della sua pelle e la morbidezza delle sue labbra; la distese sul letto, per distendersi sopra di lei e abbracciarla con tutto il suo corpo, come se avesse voluto fondersi con lei, entrare nelle sue vene e sentirne lo scorrere del sangue diventare la sua pelle, sostituirsi al suo stesso cuore.
La notte esaudì i loro desideri e sembrò non finire mai.
Quando Miky si svegliò, il sole era già alto e illuminava l’interno della casa attraverso una serie di piccoli arcobaleni, coriandoli multicolori che si posavano sul pavimento, i mobili e i muri ricoperti di disegni e fotografie, attraverso una sfera di vetro svarosky sfaccettata appesa al centro della grande finestra che dava verso oriente.
Si girò, alla ricerca di Paolo, trovandone solo uno spazio lasciato vuoto probabilmente già da un paio d’ore, dato che la sua porzione di letto era già ritornata fredda.
Di Paolo, in effetti non c’era traccia nemmeno nel resto del piccolo monolocale. Solo un biglietto, scritto frettolosamente e appoggiato in maniera precaria sul tavolo, dove le diceva che avrebbe dovuto arrangiarsi a recuperare la propria macchina: aveva lasciato la città in fretta e furia e non le aveva nemmeno lasciato una parola di scusa.
Miky testo di Sagyttar
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